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Cibo, croce e delizia per la maggior parte di noi. Delizia perché in Italia si mangia divinamente, croce perché poi bisogna scendere a patti con la bilancia. E anche quella, in Italia, funziona bene. Non si può barare, altro che trattenere il respiro e ritirare la pancia. La “diagnosi” è sempre corretta e, in alcuni casi, impietosa. E la parola dieta è sempre lì a fare capolino dietro l’angolo, spesso e volentieri abbinata a un ipotetico lunedì perché, dopotutto, che senso ha iniziarla di mercoledì o giovedì? Ma ecco spuntare all’orizzonte uno studio giapponese condotto su 60mila persone, il quale sostiene che mangiare lentamente, assaporando ogni boccone, è il vero segreto per restare in forma, poiché riduce il rischio di obesità del 42%. Inoltre bisogna evitare di mettersi a tavola e cedere alla tentazione degli snack nelle due ore che precedono il sonno. Niente di nuovo, è vero. Questa volta, però, ci sono percentuali davvero molto alte diffuse dai ricercatori del Department of Health Care Administration and Management dell’Università di Kyushu, che hanno raccolto informazioni sullo stile di vita, abitudini alimentari, indice di massa corporea e circonferenza addominale di ogni partecipante all’indagine, con aggiunta di analisi del sangue, urine e funzionalità epatica. Una cosa seria, dunque. Infatti a tutti è stato chiesto di “confessare” la velocità con cui consumano i pasti e, in base alle risposte, il campione è stato suddiviso in mangiatori lenti (più di 4mila all’inizio dello studio), normali (oltre 33mila) e veloci (circa 22mila). Lo studio di osservazione è iniziato sei anni fa e il risultato di base non si è fatto attendere: i mangiatori lenti avevano il 42% in meno di probabilità di essere sovrappeso oppure obesi rispetto a coloro che tendevano a mangiare in modo veloce e disordinato. Per chi, invece, aveva l’abitudine di alimentarsi a velocità normale il rischio di essere sovrappeso era inferiore del 29%. In sintesi, dobbiamo imparare tutti a mangiare “slow”, lentamente, perché modificare le abitudini alimentari può influenzare l’obesità, e gli interventi mirati a ridurre la velocità di assunzione del cibo possono essere efficaci anche per ridurre i rischi per la salute associati ad una alimentazione sbagliata. Ovviamente i fattori che portano al sovrappeso e all’obesità non risiedono soltanto nel “come” si mangia ma anche in “cosa” si mangia. Perché se mangiamo con frequenza cibo troppo calorico, anche se lentamente, è ovvio che poi la conseguenza è un aumento di peso. Studio giapponese a parte, se ci pensiamo bene è gradevole assaporare il cibo lentamente, pregustandone ogni boccone, in tempi in cui la vita scorre frenetica e abbiamo sempre fretta. Il momento del pranzo o della cena rappresenta una salutare pausa al tran tran quotidiano, un momento in cui ci si ferma un attimo a guardare un po’ il mondo che ci circonda, se si consuma il pasto in una mensa o in un ristorante, oppure a condividere il cibo con i familiari, se si ha la possibilità di mangiare a casa. Allora ben venga la lentezza, in questo caso. Anche perché in buona compagnia il cibo diventa più buono, e persino il piatto più dietetico, se condiviso con una persona cara, appare più gradevole. Soltanto al grande Alberto Sordi è concesso dire “maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo”. In questo caso mangiare velocemente aveva il suo bel perché.









