Boyan, il ragazzo che progettava un mondo migliore. Un sogno ecologista diventato realtà

di ELIANA NARCISI (ELIANA ENNE) –

Evviva i giovani che non hanno paura di sognare, che immaginano un mondo bellissimo nel cuore e la voglia di realizzarlo che esplode persino dagli occhi, i ragazzi che non accettano di sentirsi dire che le cose vanno come devono andare, perché anche uno solo di loro può e vuole fare la differenza. É il 2010 e Boyan Slat ha solo sedici anni, è in vacanza in Grecia e accetta di fare immersione subacquea perché desidera vedere da vicino e fotografare pesci e conchiglie. Non si aspetta di trovare, invece, un ambiente marino compromesso, tantomeno di nuotare fra bottiglie di plastica e rifiuti. Torna a casa a Delft, in Olanda, dove vive fin da bambino insieme ai genitori, emigranti provenienti dalla Croazia. Decide che deve fare qualcosa. Propone ai suoi professori di liceo di elaborare insieme uno studio sulla questione ambientale e si sente rispondere che è un’idea nobile la sua, ma è pressoché impossibile risolvere il problema dell’inquinamento. Lui non ci sta, non lo accetta, è cresciuto con la passione per la tecnologia (a quattordici anni era entrato nel Guinness dei primati con un progetto di razzi ad acqua) ed è fermamente convinto che proprio la tecnologia possa ampliare le potenzialità umane, anche in questo caso.

Inizia così le sue ricerche ed elabora un metodo semplice e geniale per sfruttare le correnti oceaniche a suo vantaggio e consentire al mare di accumulare i rifiuti in apposite piattaforme e, dunque, di ripulirsi da solo. Lo presenta nel 2012 nella sua città in occasione del TEDx talk, l’importante conferenza dedicata alla tecnologia. Ha appena diciotto anni e gli tremano le gambe, ma si mostra sicuro, risponde a domande e osservazioni, convince tutti i presenti, soprattutto alcuni investitori internazionali, che gli propongono di aprire una campagna di raccolta fondi. L’anno dopo nasce “The Ocean Cleanup”, la fondazione il cui scopo è proprio sviluppare tecnologie per l’estrazione dell’inquinamento causato dalla plastica. Aderiscono investitori di oltre centosessanta Paesi.

Sono passati cinque anni, ci sono voluti quasi trecento test con un modello in scala, svariati prototipi messi di volta in volta in azione in mare, correzioni, cambiamenti, riprogettazioni, ma la prima rivoluzionaria macchina per pulire gli oceani è finalmente pronta a salpare oggi, sabato 8 settembre. L’obiettivo è il Pacific Trash Vortex, la più grande isola di rifiuti (la sua superficie è maggiore di quelle di Francia, Germania e Spagna), già sottoposta a una mappatura capillare con l’ausilio di ben trenta navi. La missione è solo la prima, Boyan conta di estendere il suo progetto anche al resto degli oceani entro il 2020. Un sogno ecologista diventato realtà. Fare il tifo per questo ragazzo vuol dire farlo per il Pianeta intero.

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