La determinazione di Bice sotto un cielo di luce e presagi

di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

« …di questo paese che a me pare il più bello, il cui dialetto, che ad altri può sembrare barbaro, ha per me tanta poesia, tanta dolcezza di ricordi da sentirne l’acuta nostalgia nella lontananza, ho cercato di ritrarre le abitudini, i sentimenti … »
A scrivere così è Bice Piacentini, sambenedettese di nascita che ha fatto del dialetto una forma d’arte poetica di indiscutibile valore, rendendolo testimonianza di un tempo e delle sue atmosfere perdute.
Chi abita nella cittadina marchigiana sa che nel vecchio borgo del Paese Alto c’è la sua casa, ora adibita a Centro Culturale dove c’è anche l’Archivio Storico del comune di San Benedetto Del Tronto. Nella casa c’è ancora lo Studio di Bice, con i mobili d’epoca e i suoi libri in lingua italiana ma molti in francese, altri in spagnolo. Sono romanzi, commedie e tragedie. Naturalmente ci sono anche i libri autografi della stessa Bice. Sembra che la biblioteca originaria fosse composta da ben 7.000 volumi, sia di letteratura che a carattere medico e scientifico, in parte perduti. Ciò che resta nella casa è ora del Comune di San Benedetto, a seguito di donazione.  Inoltre, si può ammirare ed utilizzare per incontri culturali la splendida Sala della Poesia, a contatto con le antiche mura, il soffitto a volte, le bellissime arcate con le colonne. Il turista potrà visitare anche la Pinacoteca dei Pittori del Mare con esposizione di  Arte Contemporanea.
Beatrice Piacentini Rinaldi, detta Bice, nasce il 21 agosto del 1856 a San Benedetto del Tronto. La famiglia di origine è particolarmente importante e in vista, di quelle che lasciano il segno nella vita sociale. Il nonno è senatore, il padre avvocato con studio a Roma, il fratello Gualtiero un celebre architetto. A lui si deve il disegno del cimitero monumentale della città.
L’infanzia la passa solo parzialmente a San Benedetto perché spesso è a Roma e a Collevecchio, cittadina originaria della sua famiglia. Qui conoscerà Carlo, suo futuro marito ma anche zio. Carlo, solo quattro anni più della ragazza, è il fratello minore del padre della poetessa. Questo dettaglio ci rivela come fosse determinata la nostra Bice: i suoi genitori non erano propriamente contenti di quella relazione. Dalla coppia nascerà Giuseppe, unico figlio naturale. Bice si prenderà particolarmente cura anche di Pia Ceccarelli, figlia di un marinaio, adottandola. Non ne conosciamo le ragioni, ma sembra sia stata una scelta felice. Considerando l’età media del tempo, la poetessa è vissuta a lungo, 86 anni, ma ha visto morire buona parte della sua famiglia. In sequenza: il padre Augusto, il fratello Gualtiero, il marito Carlo, l’altro fratello Ernesto, la madre Marianna e il figlio Giuseppe.
Il periodo romano è estremamente significativo perché è lì che ha modo di frequentare i circoli culturali e conoscere artisti di notevole fama. Basti citare che in quei stessi circoli transitavano letterati del calibro di D’Annunzio, Trilussa, Verga e molti altri. A contatto con personaggi di quel livello, Bice ha modo di potenziare le capacità intellettuali e affinare la propria poetica, acquisendo sicurezza e maestria.
La sua grande passione è la valorizzazione del linguaggio dialettale, ma non è una intellettuale da palazzo, isolata dal mondo e chiusa nel proprio studio. Le piace il contatto con la realtà. Si occupa del contesto delle donne, la loro condizione e il loro spazio interno alla società. Lo fa “disegnando” la quotidianità con i versi, racconta la cruda verità del borgo marinaro, ancora arcaico, raccogliendo la voce popolare di chi l’abita. Bice è in strada, va per le caratteristiche vie, osserva ed ascolta, chiede ed ottiene la semplice oggettività che saprà magistralmente trasformare in arte poetica, drammatica, struggente, reale e ricca di sentimento. E tutto con il dialetto della gente semplice.
Pubblica sonetti in vernacolo sambenedettese a più riprese tra il 1904 e il 1926. Le sue opere sono riportate in riviste e giornali. Alcuni titoli: “Lu curtille” e “Stè Segnore”, mentre i “Sonetti marchigiani”, dedicati alla memoria della madre, sono l’ultima pubblicazione. Degna di nota è la premiazione ricevuta dalla Esposizione Regionale di Macerata.
Oltre ai sonetti, si dedica alle opere teatrali che riscuotono un crescente successo. Ricordiamo due drammi: “Il ballo del sospiro” e “Ttenella”.
Con la sua produzione letteraria, Bice ci lascia una importante documentazione sui costumi del tempo, ci consente di conoscere le tradizioni popolari della cultura sambenedettese. Diamo un senso al nostro passeggiare tra le vie del vecchio borgo dei marinai. Sembra di vederle quelle donne, con le loro lunghe gonne e i capelli raccolti, a parlare tra loro mentre gli uomini sono in mare, con il cielo che sa di luce e presagi, promesse e speranze.

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