San Benedetto, è morta Margherita “Lidia” Vulpiani. Il ricordo di Giancarla Perotti

di REDAZIONE –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – É morta ieri, martedì 21 febbraio, Margherita Vulpiani, conosciuta da tutti come Lidia. Ora è rimasta in vita soltanto Elena delle “signorine” di quella grande realtà, caratterizzata dall’accoglienza dei ragazzi per l’intera cittadinanza di San Benedetto, che è stata “Casa Famiglia Santa Gemma”. Così la ricorda la prof.ssa Giancarla Perotti, Presidente del Centro Ricerche Personaliste: «A noi che abbiamo avuto la gioia di conoscerla e di amarla ci è sembrato doveroso ricordarla con questo breve profilo: Tutte bije ‘sti fije. Era piacevolissimo ascoltare Lidia, nata in Acquaviva Picena, perché era vivace, arguta, perché coloriva sempre i suoi discorsi con qualche battuta dialettale. Nel dialetto trovava facile dare sfogo alla sua veracità, alla sua schiettezza. “Tutte bije ‘sti fije!” le veniva fuori di getto, con viva affezione, quando parlava dei suoi bambini. Per quasi trent’anni ha fatto da mamma a bambini che una mamma non l’avevano, giunti per motivi diversi a Casa Santa Gemma.

E dire che lei in quella casa lì c’era andata per una decina di giorni, il tempo di fare una sostituzione. In realtà non andò più via perché ne aveva trovato la vera ragione di vita.
Lidia è morta ieri, 21 febbraio, quando per pura coincidenza il Vangelo del giorno diceva così “Chi accoglie uno solo di questi bambini, accoglie me”. E lei ne ha accolti tanti, in pienezza, senza riserve. E, se il bambino per qualche ragione era nella sofferenza fisica o interiore l’accoglienza era ancora più partecipata, più intensa. “Quanto ho pianto al Salesi, in sala d’attesa durante l’intervento” ricordava a distanza di anni, ancora commossa, riguardo a un grave momento vissuto da un suo bambino.

Lidia aveva frequentato solo le scuole basse come era solita dire lei, ma questo non fu motivo perché don Vittorio (fondatore della Casa di accoglienza) non le affidasse una “famigliola” di bambini”, egli era rispettoso della unicità della persona ed era questo il motivo per cui non dava regole cui attenersi all’interno di ogni famigliola. Ma su due principi era esigente: fedeltà a Dio e servizio ai piccoli. Da Milano, dove era come direttore dell’Augustinianum, scriveva così alle sue signorine “Davanti a quel dolore muto che tende a nascondersi nei nostri bambini, che molti talora vogliono ignorare, davanti ad esso ci dovremmo inginocchiare piangendo per avere la grazia di poterlo realmente comprendere e confortare”. E in questo Lidia corrispondeva in pieno.

Ecco con Lidia se ne va un pezzo grande di vita quotidiana, di umanità, di abnegazione, di risate sonore, di schiettezza, di fede genuina, ingredienti imprescindibili per costruire persone belle. Dal di dentro. “Tutte bije ‘sti fije!”».

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