“Ammessi al paesaggio”, la nuova silloge del poeta cuprense Gianni Marcantoni

di STEFANIA PASQUALI –

Proponiamo ai nostri lettori una recensione della poetessa e scrittrice Stefania Pasquali, relativa la nuova silloge “Ammessi al paesaggio” di Gianni Marcantoni –

È ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa. In Gianni Marcantoni il senso della poesia è e rimane voce dell’individualità, in un mondo dominato dalla comunicazione standardizzata, dall’inconsistenza dei messaggi e dalla deriva dei significati. Nel nostro tempo così virtuale, caratterizzato dal culto dell’immagine, dall’immanenza della riproducibilità  tecnica, dalla globalizzazione delle informazioni, è ancora possibile ritagliare un angolo da offrire alla riflessione, al dubbio, al ripensamento, al rovello esistenziale, insomma, a quelle operazioni concettuali che definiscono la poesia.  I versi del poeta Marcantoni  sorgono in una sorta di miracolo linguistico, vivono in parole cesellate per restituirne l’essenza attraverso la virtù del verso poetico.

La poesia da sempre ha costituito un aiuto per la memoria ed ha offerto agli uomini la possibilità  di celebrare l’esistente, gli affanni d’amore, i miasmi del tedio, i luoghi natali, il susseguirsi delle stagioni, i ricordi d’infanzia, la perdita di un affetto attraverso moduli ritmici e la lirica in questa ultima fatica del poeta Marcantoni è in grado di mostrare al lettore il suo destino come in uno specchio, di guidarlo attraverso gli impervi sentieri di una vita che alla fine non soccombe al caos. Il poeta, nella crisi dei valori, sembrerebbe non trovare alcuno spazio nella società  moderna e i grandi temi che un tempo venivano affidati all’eternità  dei versi, oggi si consumano nello spazio effimero di un articolo o di un servizio giornalistico. Bisogna riappropriarsi della figura del poeta così come riconosciuta, agli inizi del ‘900 impedendo il tentativo del graduale declino del suo ruolo e della sua funzione. Non ci siano torri d’avorio estranee alla realtà.

La poesia per Gianni è anche il frutto di una riflessione solitaria e di un progressivo arricchimento, un movimento intimistico, che certo stride fortemente con le esigenze e le abitudini della moderna società di massa, in cui le immagini e i messaggi  si avvicendano in maniera sempre più vorticosa e scorrono sempre più velocemente, lasciando lo spazio di un istante tra il nuovo e il desueto. In questo contesto, tuttavia, alla parola poetica, evocativa e immaginifica non resta che una nuova posizione: riproporsi in veste riconoscibile e affascinante a favore del grande pubblico dimostrando di possedere ancora gli strumenti per continuare a testimoniare la condizione umana; il luogo della ricchezza linguistica, della diversità. L’ultimo baluardo contro il rischio dell’impoverimento progressivo e dell’omologazione, un invito alla speranza.

Gianni Marcantoni nasce a San Benedetto del Tronto nel dicembre del 1975 e vive a Cupra Marittima. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e menzioni in concorsi nazionali e internazionali. Alcune sue liriche compaiono inoltre in antologie, siti di poesia e cataloghi d’arte. Ha pubblicato: “Al tempo della poesia” (2011, Aletti), “La parete viva” (2011, Aletti), “In dirittura” (2013, Vertigo), “Poesie di un giorno nullo” (2015, Vertigo), “Orario di visita” (2016, Schena), “Ammessi al paesaggio” (2019, Calibano).

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