Un uomo, una divisa

di MASSIMO CONSORTI –

C’è Carnevale e c’è Halloween. In queste occasioni, ognuno si veste e trucca come meglio crede e (quasi) tutto gli viene perdonato. A Carnevale ci piace tanto la divisa da Ghostbuster, innamoramento paterno. Per Halloween preferiamo quella da Zombie perché si presta a infinite variazioni e quegli esseri fra il cadavere e l’umano, ci fanno scompisciare.

Poi ci sono divise e divise e ricorrenze e ricorrenze. Già indossare una divisa, una qualsiasi, è segno di partecipazione con il personaggio che si vuole interpretare, una sorta di transfert psicologico che porta a immedesimarsi in quello che riteniamo un modello ma, quando si eccede, si va oltre, si cavalca la storia, un minimo di coerenza filologica sarebbe quantomeno richiesta.

Uno legge i libri che può, compreso quello dei quiz per la patente. C’è chi in tutta la sua vita ha letto solo due libri, l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam e l’Autobiografia di Mike Buongiorno: è diventato presidente del consiglio quindi, il ragionamento che se ne può trarre è quello che si può anche fare a meno di leggere.

Poi c’è quello che legge un libro (non sappiamo quale ma speriamo non sia Mein Kampf), e decide che la Storia è quella che ha capito lui. Che abbia avuto qualche problema nella lettura non importa, l’importanza, come sempre, non sta in quello che abbiamo letto ma in ciò che abbiamo capito.

Una persona di un un certo peso, comandante dei vigili urbani di un paese della Brianza del quale non facciamo il nome (Biassono), un giorno decide di modificare la sua foto-profilo su Facebook e cosa indossa? Una divisa (larga in verità) delle SS. Una svista? Un momento di rincretinimento? Un capitolo non compreso dell’unico libro di storia che ha letto? Niente di tutto questo perché, a chi gli chiede il significato di quella divisa, il comandante del quale non facciamo il nome (Giorgio Piacentini), risponde piccato: “Basterebbe una compagnia di queste per sistemare alcune cose”. Tutto voluto, quindi, e consapevole.

Interviene il sindaco leghista travolto dalle polemiche. Il primo cittadino, del quale non faremo mai il nome (Luciano Casiraghi), rimuove il feldmaresciallo Piacentini dalla carica di comandante, lo sospende non dal corpo ma dall’incarico e lo tiene per un po’ in naftalina, giusto pochi mesi, il tempo necessario in Italia per dimenticare anche la mamma.

Arriva Natale, le strade di Biassono sono piene di automobili e di gente che manco Milano, ci sono anche un paio di migranti perché gli altri sono scappati dopo che sul muro di una casa del ridente paesello, è apparsa la scritta “Bruciate i negri”, una ragazzata l’ha definita il sindaco.

Piacentini dice di aver capito e il sindaco lo reintegra “Quasi un anno di penitenza lo hanno spinto a moderarsi”, dice, e tutto torna come prima. Indovinate ora quale sarà la prima uscita pubblica del feldmaresciallo pentito? Una manifestazione in ricordo dell’assassinio di quattro partigiani, fucilati senza processo, a Valaperta di Casatenovo.

Così, dopo le bandiere del Secondo Reich in caserma a Firenze, ora anche il comandante dei vigili urbani di Biassono in divisa da SS. Non sappiamo fino a quando continuerà questo scempio, ma sentiamo una voce, la schizofrenia non c’entra, che ci dice continuamente “Tranquillo, durerà oh se durerà, fattene una ragione”.