Marco Pantani, inammissibile il ricorso della famiglia. Il Pirata continua a far sognare

Marco Pantani

di ALBERT CORRADETTI –

La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n.52028/17 depositata lo scorso 14 novembre, dichiara inammissibile il ricorso presentato dalla famiglia Pantani avverso il provvedimento di archiviazione per infondatezza della notizia di reato del procedimento a carico di ignoti per omicidio, relativo la morte del ciclista Marco Pantani, avvenuta nel Residence “Le Rose” di Rimini il 14 febbraio 2004.

I familiari di Pantani contestavano la conduzione e le conclusioni delle indagini che, rispetto all’ipotesi accolta di un decesso causato da una accidentale, eccessiva, ingestione volontaria di cocaina precedentemente acquistata, sorreggevano l’ipotesi alternativa di un omicidio compiuto ad opera di ignoti, realizzato costringendo l’atleta ad ingerire una dose mortale di cocaina, a cui si era accompagnata l’alterazione dello stato dei luoghi prima dell’intervento delle forze dell’ordine.

Come affermato in sentenza, tra l’altro, nel procedimento contro ignoti l’archiviazione ha la semplice funzione di legittimare il congelamento delle indagini, senza alcuna preclusione allo svolgimento di ulteriori, successive attività investigative, ricollegabili direttamente al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e nessuna preclusione è configurabile per lo svolgimento di ulteriori, diverse, indagini anche da parte dei difensori.

Ma al di là di ogni conclusione il Pirata continua a far sognare.

«Ha lasciato un segno indelebile nella storia del ciclismo» ha affermato nel corso della presentazione della squadra ciclistica C.C. Canturino 1902 del 14 marzo 2016 a Cantù, il ct della Nazionale Davide Cassani. Che per l’occasione ha raccontato anche un anedotto sull’orgoglio del campione di Cesenatico risalente a pochi giorni prima del 5 giugno 1994, quando il giovane e rampante ventunenne affermò: «Se in questo Giro d’Italia non vado come dico io, vado a vendere piadine con mia madre».

La morte di Pantani ha lasciato un profondo vuoto nei cuori di tutti gli appassionati di ciclismo. Luminosa la carriera del Pirata, che ha partecipato a nove Giri d’Italia, cinque Tour de France, due Vuelte di Spagna, cinque Milano-Sanremo, quattro Liegi-Bastogne-Liegi, due campionati del mondo e i Giochi olimpici di Sidney 2000. Tra i suoi riconoscimenti più importanti spiccano la medaglia d’oro al valore atletico, il Mendrisio d’Oro, il Velo d’Or, l’Atena d’Argento e il Premio Grandi Ex alla memoria. A partire dal 2004 gli organizzatori del Giro d’Italia assegnano ogni anno il titolo “Montagna Pantani” ad una salita, per omaggiare la memoria del grande ciclista. Pantani ha segnato un’epoca e si è guadagnato l’immortalità.