Tris d’assi: “Loro”, “L’isola dei cani”, “Avengers: Infinity Wars”

354

di EUGENIO DE ANGELIS –

Se i mesi di marzo e aprile sono risultati nell’ennesimo de profundis per il cinema italiano (inteso come numero di spettatori in sala e biglietti venduti), maggio si presenta come il mese della (potenziale) riscossa, grazie soprattutto a tre film usciti nel giro di una settimana, molto attesi e in grado di abbracciare tutte le fasce di pubblico.
Iniziamo con quello che è sicuramente il film italiano più atteso dell’anno, non solo perché è la nuova opera del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, ma perché tratta il tema più polarizzante dell’Italia degli ultimi 20 anni: Silvio Berlusconi. Loro – diviso poco opportunamente in due parti (la seconda uscirà il 10 maggio) – spiazza però gli spettatori che si aspettavano un approccio simile a quello di Il Divo. Qui infatti il Cavaliere compare solo nell’ultimo terzo di film, lasciando prima spazio a quel ‘loro’ (in primis il personaggio di Riccardo Scamarcio) a cui fa riferimento il titolo: una cerchia di politici, faccendieri, prostitute, imprenditori ed eminenze grigie che gravitano (o aspirano a farlo) attorno alla figura di Berlusconi. Ne viene fuori un film con la solita ricercatissima estetica sorrentiniana, se possibile ancora più eccessiva e ambiziosa (impossibile non pensare a contaminazioni da Fellini e Scorsese) che però troppo spesso vive di trovate visive estemporanee, di metafore per immagini fin troppo semplici e di una generale sterilità nel riprendere questo grande vuoto esistenziale che, se funzionava ne La grande bellezza, qui mostra il fiato corto. L’opera si riprende nell’ultimo terzo, quando appare finalmente in scena il Berlusconi/Tony Servillo nel ruolo di un ricco in pensione che cerca di riconquistare la propria moglie. E’ d’obbligo però sospendere il giudizio fino alla visione della seconda parte.

Meno dubbi invece sull’ultima fatica di Wes Anderson (Grand Budapest Hotel, Moonrise Kingdom) che con L’isola dei cani torna all’animazione in stop motion dopo il riuscitissimo Fantastic Mr. Fox. Ambientato nel Giappone del futuro prossimo in cui un sindaco tiranno ha bandito su un’isola tutti i cani della città, vede protagonista un orfanello che sbarca sull’isola alla ricerca del suo amico a quattro zampe. Il film è una gioia per gli occhi, con un impressionante livello di dettaglio nella messa in scena e la solita elegante estetica dell’autore che questa svolta asciuga la sua tavolozza coloratissima nei toni grigi e sabbiosi dell’isola-discarica. In questa variante della tipica avventura “alla Anderson” sono i cani i veri protagonisti, con una banda di personaggi animali tanto variegata quanto disfunzionale. A certificarne la centralità è anche il notevole lavoro fatto sulla lingua: sono infatti proprio i cani a parlare in inglese, mentre gli umani si esprimono esclusivamente in giapponese. Divertente e toccante, L’isola dei cani è un delicato inno alla ribellione nei confronti dei ‘grandi’ e dell’autorità, non a caso nel cinema di Anderson sono sempre i più giovani (o, come in questo caso, gli animali) a scatenare la scintilla della rivolta.

Chiudiamo con quello che sarà lo ‘spaccabotteghini’ del prossimo mese (e oltre), l’atteso Avengers: Infinity Wars. Quando la formula dei film Marvel stava iniziando a venire a noia – nonostante l’inaspettato successo di Black Panther, soprattutto negli USA per la questione afro-americana – ecco che la Marvel rilancia con quello che è probabilmente il film più ‘affollato’ della storia: sono infatti ben 24 i supereroi scesi in campo per la pellicola, da Iron Man a Hulk, da Doctor Strange a Ant-Man, dai Guardiani a Black Panther, insomma praticamente tutti quelli comparsi fino a oggi nel MCU. I fratelli Russo riescono miracolosamente nell’impresa di trovare un bilanciamento perfetto, sia tra i personaggi (infatti la durata tocca le 2 ore e mezza), sia nel dosare commedia, dramma e azione. Ancora più riuscita però è l’intuizione di far passare quasi in secondo piano questa pletora di protagonisti – altrimenti ingestibili – grazie a un ribaltamento di prospettiva tanto audace quanto azzeccato. A rubare la scena a tutti è infatti Thanos, il cattivo scoperto poco alla volta nelle tante scene post-credits degli altri capitoli. Così un villain arriva finalmente ad avere un proprio arco narrativo compiuto che ne rende credibili anche le motivazioni e ci consegna il migliore cattivo della storia dei supereroi al cinema. La Marvel sembra davvero non sbagliarne una e può finalmente permettersi di alzare un po’ anche il livello della violenza (il film è PG-13 negli USA) consapevole di avere fra le mani un giocattolo che ancora non accenna a rompersi. Tra i film usciti nell’ultimo periodo ci sono anche alcuni titoli interessanti che però finiranno cannibalizzati dai tre sopra descritti. Vale comunque la pena citarli: Il prigioniero coreano, raro caso di film coreano a finire nelle sale italiane grazie alla Tucker e sicuramente il migliore tra quelli prodotti da Kim Ki-duk nell’ultimo lustro, A Beautiful Day di Lynne Ramsay col sempre convincente Joaquin Phoenix, l’opera prima Manuel di Dario Albertini già passata a Venezia e I fantasmi d’Ismael, interessante gioco su doppi e memoria con Mathieu Almaric e Marion Cotillard.

Copyright©2018 Il Graffio, riproduzione riservata