Progetto Saharawi, circa 80 volontari a Grottammare. Raccolti 937 euro da “Cabaret amoremio!”

di REDAZIONE –

GROTTAMMARE – Circa 80 giovani volontari si danno il cambio nel plesso di via Battisti per assistere e distrarre i 20 bambini del popolo Saharawi, ospiti del progetto di assistenza e cure sanitarie che segna tutte le estati di Grottammare dal 1999. Il progetto è gestito dalla onlus Rio De Oro. Il coordinatore dell’accoglienza, Youssef El Massa, ha inviato un bilancio del primo mese di presenza dei bambini nel plesso scolastico di via Battisti messo a disposizione dall’Amministrazione comunale. Il gruppo resterà in città fino alla fine di agosto. Venerdì scorso, il sindaco di Grottammare, Enrico Piergallini,  ha partecipato a un’iniziativa pomeridiana, organizzata con la generosa collaborazione della Gelateria Camelli, per alleggerire le difficili giornate di terapia a cui i bambini vengono sottoposti quotidianamente; in serata il Lions Club di San Benedetto del Tronto ha organizzato sul posto una festa con musica e danze africane. Con l’occasione si rende noto che il ricavato dell’iniziativa di solidarietà “Sorrisi nel deserto”, promossa nell’ambito del Festival nazionale dell’umorismo “Cabaret, amoremio!”, svoltosi recentemente, è di 937 euro.

Da Youssef El Massa, riceviamo: «L’accoglienza estiva di Grottammare porta ogni anno bambini che hanno bisogno di cure e assistenza sanitaria che non possono trovare in alcun modo nei campi profughi dove vivono in condizioni precarie. Ogni anno i bambini che hanno disabilità seguono un percorso di cure e riabilitazione che consistono in operazioni chirurgiche, terapie e fisioterapia. La realizzazione ogni anno dell’accoglienza estiva di Grottammare si compone anche e soprattutto dell’aiuto di volontari da tutto il mondo, il numero di volontari di quest’anno oscilla tra i 70 e 80 per i due mesi della durata dell’accoglienza, da luglio ad agosto e le nazionalità di quest’anno sono Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Corea del Sud, Ucraina, Olanda, Germania e Russia. L’aiuto dei volontari è fondamentale perché ci permette così di intrattenere e distrarre i bambini con giochi, gite e attività educative.

Il giorno inizia alle 7.30 con la colazione, dopo la quale fino alle 12.00 i bambini sono occupati con sessioni di fisioterapia e attività educative dove imparano a leggere e a scrivere, a fare calcoli e una base di Italiano e Spagnolo. Dopo il pranzo arriva la ora del riposino fino alle 16 e nel pomeriggio si va in spiaggia se il tempo lo permette senno si fa un’attività ludica tutti insieme. Doccia poi cena e la giornata finisce alle 21.30 quando i bimbi vanno a letto.

I bambini di quest’anno sono 20, di età compresa tra 6 ai 13, tra i quali Adam che è arrivato per la prima volta in Italia l’anno scorso senza sapere l’Italiano e con una sedia a rotella e dopo un intervento di chirurgia funzionale agli arti inferiori, oggi già cammina con un deambulatore e non si stanca mai di leggere quello che gli capita a tiro. Malainin invece è arrivato due anni fa gattonando e anche lui senza parlare una parola d’Italiano, ma ora con la sua perseveranza e con dei tutori alle gambe corre senza freno e parla Italiano fluentemente.

Siamo al quarto anno di collaborazione con l’Ospedale Bellaria di Bologna, dove tutti i nostri bambini con problemi neurologici e motori vengono visitati e valutati da una equipe multidisciplinare. Importante la collaborazione con gli ospedali locali che intervengono tempestivamente con indagini diagnostiche per i bambini affetti da epilessia e/o nei casi di interventi di urgenza con il vicino ospedale di San Benedetto. Come il caso della piccola del gruppo Chifà di 6 anni e di soli 8 chili, assistita con cura una notte quando siamo corsi al Pronto Soccorso per una colica intestinale, o per la simpatia dimostrata a Salama che pur con le gambe bloccate dopo l’intervento è riuscito a cadere dalla carrozzina richiedendo punti di sutura alla fronte.

I nostri giorni trascorrono tra attività a scuola e visite negli ospedali, i bambini a volte sono costretti a levatacce e a privarsi del mare, ma il nostro obiettivo è la loro salute fisica e mentale. Durante questi due mesi i bambini sono sottoposti a stimoli che non hanno e avranno mai nelle loro case. Dalla nascita di Rio De Oro i progetti sono moltiplicati nei campi profughi, però vogliamo sottolineare che tutto parte dall’accoglienza estiva. Punto fondamentale, che nel tempo ci ha fatto crescere e ci ha fatto conoscere in Italia e nel Mondo. Grottammare è ormai il punto d’incontro di questi due mondi e con l’amministrazione e la popolazione che ci sostiene dai nostri primi passi e fa sì che questi bambini abbiano una possibilità per vivere una vita dignitosa come dovrebbe essere il diritto di ogni bambino».

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