Si torni a Scuola di Galateo. Della sostanza e non dell’apparenza

di GIUDITTA CASTELLI –

I fenomeni di bullismo fra i bambini e gli adolescenti  ci danno l’esatta dimensione del “fallimento” della Scuola quale istituzione educativa. Non si sta parlando di colpe dei docenti,  ma di un sistema Scuola minato da fattori esterni all’istituzione stessa. É dello scorso 27 settembre l’ennesimo episodio di bullismo su una 17enne malata di cancro, finita in ospedale dopo essere stata aggredita da una compagna di classe dell’Istituto Superiore “Luca Pacioli” di Sant’Anastasia, nel napoletano. Ed è solo di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo episodio di bullismo perpetrato nei confronti di un docente a Vicenza. Ma nulla o poco si sa dei tanti episodi che si consumano quotidianamente in varie scuole, o città o paesi ad opera di minori. Nord, Centro, Sud d’Italia, l’emergenza educativa dilaga.

É vero,  “galateo” al giorno d’oggi  appare un termine obsoleto. Se lo richiami rischi di essere deriso o di apparire un educatore fuori moda. Eppure in tempi non sospetti erano le regole della buona educazione a guidare i rapporti fra le nuove e le vecchie generazioni. Il Galateo costituiva un insieme di regole condivise dove ad essere messo al centro della relazione era l’altro, la persona. Oggi ai giovani manca la dimensione del rispetto.  Non sono semplici  formalità il salutare e dare la precedenza ad una signora più anziana, chiedere permesso prima di entrare in una stanza, essere puntuali ad un appuntamento, non gesticolare animatamente e parlare con tono alto in mezzo alla strada,  entrare a scuola e salutare tutti gli insegnanti che si incontrano, non solo quelli della propria classe (ciò vale anche per i genitori), rispettare gli ambienti,  rivolgersi a chi svolge un ruolo istituzionale con il lei. Se ci si domanda di cosa si lamentano i docenti, tutto si può riassumere così:  ritardi negli ingressi (e non è certo per colpa dei bambini), mancanza del materiale didattico, disordine, scarsa attenzione a scuola, non applicazione nello studio a casa, turpiloquio.

Anche fra i bambini e preadolescenti l’uso di termini sboccati e comunque contrari alla decenza è cosa comune, segno di poco rispetto di sé e degli altri e significativo di frequentazioni adulte (persone, tv, videogame) poco educative. Il turpiloquio caratterizza una generazione inglobata nel fenomeno che rientra nell’emergenza educativa: dagli atti di violenza, al vandalismo, al bullismo e cyberbullismo.

Quando oggi ci si riappella al Galateo non ci si riferisce ai miti del bon ton, ai comportamenti ampollosi dei tempi di Giovanni Della Casa,  letteratoscrittore e arcivescovo cattolico, autore del manuale di belle maniere “Galateo ovvero de’ costumi” (15511558). Non si pretende che un uomo apra lo sportello dell’auto per far salire una donna o la si congeda con il baciamano. Ma ci sono condotte che devono rientrare entro certi steccati di regole civili, infranti da un decennio di  “laissez- faire”: genitori immaturi, non autorevoli, incapaci di imporre il rispetto di regole di convivenza all’interno della casa; docenti messi in condizione da non poter pretendere il rispetto neppure a scuola, cattivi esempi dai comizi di piazza, dalle bagarre in Parlamento, dai linguaggi discutibili  utilizzati da certi personaggi del grande schermo.

Quello che viene invocato è il Galateo della sostanza piuttosto che quello dell’apparenza. Quello del  “per favore”, “scusi”, “potrei”, che non quello dell’abito chic. Piuttosto il Galateo dell’abito a seconda del luogo e delle circostanze, dell’igiene e del decoro.  Tornare a Scuola di Galateo significa recuperare spazi di civiltà. Oggi si registra l’involuzione e non il progresso umano e civile. La Scuola istituzione educativa per eccellenza non può permettere che le aule diventino campi i battaglia. Si devono pretendere aule in ordine, banchi in ordine, materiale didattico in ordine.

Era il 23 febbraio 2007 quando proprio nella Sala Consiliare del Comune di San Benedetto del Tronto,  docenti, genitori e studenti e operatori sociali si incontrarono per dibattere sul  tema di  una politica integrata antibullismo nella scuola, un fenomeno sul quale la Helios stava puntando  ormai da anni la sua attenzione e la sua ricerca educativa e didattica. La novità di quell’anno fu la sfida che venne lanciata  ai ragazzi delle scuole superiori di avere il coraggio di mettere per iscritto un nuovo galateo nel quale riconoscersi ma che salvaguardasse la convivenza democratica e il rispetto della dignità umana e sociale dei suoi componenti, secondo un linguaggio condiviso e un principio di dialogo fra le varie generazioni. Undici anni sono passati  da allora e l’emergenza educativa è esplosa in tutta la sua portata e si è allargata a macchia d’olio con la diffusione esponenziale della rete. Pertanto torni la Scuola ad essere sede educativa, oltre che una fucina di progetti che lasciano il tempo che trovano senza scalfire minimamente in modo positivo l’animo degli alunni e la società civile.

Copyright©2018 Il Graffio, riproduzione riservata