“La donna e il mare”, le suggestioni infinite di Fabrizio Scartozzi in Palazzina Azzurra

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Fabrizio Scartozzi, Gian Luigi Pepa, l'assessore Emanuela Carboni

di GIAN LUIGI PEPA –

Dal 9 al 20 febbraio la Palazzina Azzurra ospita la mostra “La donna e il mare (suggestioni infinite)” dell’artista ripano Fabrizio Scartozzi. Di seguito pubblichiamo la recensione alla personale di pittura scritta dal presidente dell’Associazione Nell’Arte Gian Luigi Pepa, avvocato e artista, nonchè organizzatore di convegni giuridici ed eventi culturali-

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il percorso della mostra inizia dal quadro richiamato nella locandina: una donna di spalle, coperta solo da un velo trasparente, con lo sguardo rivolto verso il mare, oltre l’orizzonte, sino all’infinito. Protagonista di questa opera è certamente la figura di una donna, dalle belle forme, delicata e raffinata nel suo genere, ma è anche la natura, nel caso il mare, con i suoi riflessi, con l’onda che arriverà ad infrangersi sulla battigia, con le sue increspature, e le varianti della gamma degli azzurri e del blu intenso. Il tutto si congiunge in una simbiosi armonica con il celeste dell’infinito.

Quindi l’essenza delle opere la ricerchiamo nella bellezza indiscussa, presente nella donna e soprattutto nella natura, nei suoi mutamenti e sfumature, che scaturiscono nell’osservatore, attento, sensazioni ed emozioni. In ogni opera di Fabrizio Scartozzi ritroviamo un tratto di presenza dello spazio circostante considerato con tutte o con la maggior parte delle sue caratteristiche, la natura nella sua interezza umana ed ambientale, la prima identificata nel complesso delle relazioni, sentimentali, religiose, l’altra nella ricerca del territorio che ci circonda, le Marche, le nostre campagne, quel che emerge è la ricerca del bello.

La vera profondità è la pittura che si propone in una riflessione quella di costruire, strutturare l’ambiente che ci circonda, la realtà che l’artista vede nell’ambiente e nella forma perfetta, come riesce a trasmettere all’osservatore il senso del bello, espressione di una ricerca. Se questo è un amatore dell’arte? A questa domanda non possiamo che rispondere che Fabrizio lo dimostra costantemente nella ricerca della forma e dei colori, della luce e delle ombre, verso l’incontestata bellezza.

Certamente dall’utilizzo dei colori ad olio emerge la forza, ma la perfezione della forma discende dalla conoscenza del disegno, perché un artista deve saper utilizzare la semplice matita, dimostrando l’essenza della manualità, senza la quale non ci si può definire artisti. Il suo riferimento è certamente verso la precisione della forma e gli effetti di luce che ci regala la natura, cioè quelle che definisce “suggestioni infinite” e, come insegna Monet, “l’artista deve semplicemente osservare la natura che ci circonda e riprodurre ciò che ci trasmette“. Quindi, Fabrizio ama l’arte semplicemente perché guardandola e realizzandola riesce a trovare la serenità interiore, a stare bene con se stesso ed il mondo che lo circonda.

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