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“Little Bighorn, 150 anni dopo”: un incontro dalla parte dei Nativi Americani con Raffaella Milandri

di REDAZIONE –

“Little Bighorn, 150 anni dopo. Perché l’America ha fatto di Custer un eroe?”, una interessante conferenza tenuta da Raffaella Milandri. Appuntamento venerdì 26 giugno, alle ore 18, nella Sala Congressi dell’Hotel Progresso a San Benedetto del Tronto –  

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non una semplice rievocazione, ma una riflessione sulla storia subita, sulla memoria manipolata e sul silenzio che ancora circonda i Popoli Indigeni. «Per oltre un secolo, la storia dei Nativi Americani è stata raccontata quasi esclusivamente dal punto di vista di chi ne occupò le terre: attraverso gli eroi scelti dall’Occidente, le immagini del cinema e una divulgazione che ancora oggi trasforma popoli vivi in figure immobili del passato. – spiega Raffaella Milandri,  attivista per i diritti umani dei Popoli Indigeni – Little Bighorn è uno degli esempi più clamorosi di questa manipolazione: una vittoria nativa trasformata nel mito dell’uomo che quella battaglia la perse. Il 25 e 26 giugno 1876, combattenti lakota, cheyenne e arapaho sconfissero il 7° Cavalleria guidato dal tenente colonnello George Armstrong Custer. Nella memoria dei popoli che difesero le proprie terre, e soprattutto in quella lakota, questo anniversario conserva il significato di una vittoria e di un atto di resistenza. Eppure fu Custer a entrare nel mito. I popoli che combattevano per non essere privati delle terre, della libertà e del proprio modo di vivere furono invece descritti come selvaggi, ostacoli al progresso o semplici comparse nella storia americana.

Da questa contraddizione nasce la conferenza “Little Bighorn, 150 anni dopo. Perché l’America ha fatto di Custer un eroe?” L’appuntamento è per venerdì 26 giugno, alle ore 18.00, nella Sala Congressi dell’Hotel Progresso, in viale Trieste 40, a San Benedetto del Tronto. Little Bighorn sarà il punto di partenza per affrontare una questione ancora più ampia e scomoda: chi ha il potere di scrivere la storia? Chi decide chi debba essere ricordato come eroe e chi possa essere deformato, cancellato o ridotto al silenzio? L’incontro offrirà una riflessione sul significato di una storia subita dai Nativi Americani e successivamente raccontata da altri, attraverso categorie, interessi e valori imposti ai popoli che ne furono protagonisti. La conferenza affronterà il ruolo della stampa, del cinema, della letteratura e della divulgazione nella costruzione del mito della frontiera, ma anche il persistente silenziamento dei Popoli Indigeni nell’informazione occidentale. Le loro lotte contemporanee per la sovranità, i territori, l’ambiente, le lingue e i diritti umani continuano a ricevere uno spazio marginale. I Nativi Americani vengono celebrati quando possono essere rinchiusi in un passato remoto e innocuo, ma spesso ignorati quando parlano del presente, denunciano violazioni o rivendicano il diritto di raccontarsi con la propria voce.

A tenere la conferenza sarà Raffaella Milandri, scrittrice, giornalista e antropologa di formazione, attivista per i diritti umani dei Popoli Indigeni e figura di rilievo in Italia nella divulgazione della loro storia, delle loro culture e delle questioni contemporanee che li riguardano. L’evento è organizzato da Omnibus Omnes OdV nell’ambito di Voci Native, nuovo progetto culturale nato per contrastare stereotipi, falsificazioni e appropriazioni culturali, e per promuovere una divulgazione documentata, rispettosa e culturalmente responsabile. Voci Native gode del patrocinio della Regione Marche. «L’iniziativa si avvale inoltre del supporto divulgativo di Nativi Americani ieri e oggi, realtà culturale dedicata alla storia, alle culture e all’attualità dei Popoli Nativi del Nord America, con una comunità Facebook di oltre 20.000 membri. – conclude Milandri – A centocinquant’anni da Little Bighorn, non basta ricordare una battaglia. Occorre chiedersi perché l’Occidente continui a parlare tanto di Custer e così poco dei popoli che lo sconfissero. E perché, ancora oggi, preferisca raccontare i Nativi Americani invece di ascoltarli».

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