23.8 C
San Benedetto del Tronto
giovedì, Agosto 13, 2026
Home Cultura e Spettacolo “Komorebi” di Ylenia Vesperini alla Panoramica, quando la luce attraversa le foglie...

“Komorebi” di Ylenia Vesperini alla Panoramica, quando la luce attraversa le foglie e diventa poesia

di ROSITA SPINOZZI –

La lingua giapponese possiede parole che sembrano opere d’arte in miniatura. Una di queste è Komorebi: descrive la luce del sole quando attraversa le foglie degli alberi, trasformando un fenomeno naturale in un’immagine dell’anima. A San Benedetto del Tronto la presentazione della raccolta poetica di Ylenia Vesperini: un viaggio tra coscienza, bellezza e inquietudini del nostro tempo –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prima della parola viene la luce. Quella sottile, irregolare, che attraversa le fronde di un bosco e disegna sul terreno geometrie sempre diverse. I giapponesi la chiamano Komorebi. Non è soltanto un fenomeno naturale, ma una visione del mondo: la certezza che perfino l’ombra possa diventare il luogo in cui la luce trova la sua forma più autentica. È una luce che non invade, ma accarezza; che non cancella l’ombra, ma la rende necessaria. Ed è forse proprio questa la metafora più efficace per raccontare l’opera di Ylenia Vesperini, giovane autrice che ha scelto questo termine suggestivo per dare il titolo alla sua prima raccolta, “Komorebi. Riflessi di luce e consapevolezza” pubblicata da PeQuod Edizioni, che sarà presentata sabato 27 giugno, alle ore 18, presso La Panoramica, (via Panoramica 20) a San Benedetto del Tronto, nel corso di un incontro promosso dall’Associazione Vero Pensiero insieme a Lorenzo De Luca. A dialogare con l’autrice sarà Sabrina Galli, mentre l’appuntamento sarà impreziosito dall’intervento musicale di Francesco Ranalli, in un intreccio tra parola e musica che ben si accorda con la natura profondamente evocativa del volume.

Nata a Rieti nel 1992 e cresciuta a Roma, Ylenia Vesperini appartiene a quella generazione che ha imparato a convivere con la complessità senza rinunciare alla profondità. Giurista di formazione, ha maturato esperienze nel marketing e nella traduzione, ambiti che le hanno insegnato quanto la comunicazione cambi volto a seconda di chi ascolta e del contesto in cui si sviluppa. Ma accanto al percorso professionale vive una passione autentica per la lingua italiana, per i dialetti, per le lingue straniere e per il viaggio, considerati non semplici strumenti di comunicazione, bensì autentici patrimoni culturali attraverso cui preservare identità, memoria e appartenenza. È da questo intreccio di esperienze, studio e sensibilità che nasce una scrittura sorprendentemente matura, capace di coniugare rigore intellettuale e intensità emotiva.

Komorebi raccoglie, come afferma la stessa autrice, i primi trent’anni della sua vita, condensati in versi che non cercano mai il facile consenso né l’effetto retorico. Al contrario, ogni poesia sembra nascere da un’urgenza profonda, da quella necessità quasi biologica di cui Vesperini parla nella sua introduzione, quando scrive che esistono persone per le quali perfino respirare diventa più difficile se prima non hanno provato a spiegare la realtà attraverso una poesia. È una dichiarazione che restituisce immediatamente il senso dell’intera raccolta: la poesia non come esercizio stilistico, ma come forma di conoscenza, come tentativo di abitare il dubbio e di dare un nome alle inquietudini dell’esistenza.

Il libro affronta temi universali – l’amore, la fede, il disincanto, la responsabilità individuale, il rapporto con la società, la ricerca del senso – attraverso una scrittura limpida, essenziale e insieme ricca di immagini. Le poesie colpiscono per la loro autenticità: arrivano dirette, senza mediazioni, e riescono a scuotere il lettore proprio perché rifuggono qualsiasi compiacimento. In componimenti come Andare alla messa emerge una riflessione severa sull’ipocrisia e sul formalismo religioso, trasformando il testo in una lucida denuncia di una società troppo spesso incline all’apparenza più che alla sostanza. In Amore, invece, il sentimento si fa terreno fragile, attraversato da illusioni, passioni e disillusioni che finiscono per mettere in discussione persino il rapporto con se stessi. Non manca una critica affilata verso una certa cultura autoreferenziale, popolata da intellettuali che parlano della vita senza averne conosciuto davvero le ferite, così come verso quei falsi profeti che pretendono di offrire risposte assolute a domande che restano inevitabilmente aperte.

Eppure sarebbe un errore leggere Komorebi come una raccolta dominata dal pessimismo. La sua cifra più autentica è piuttosto quella della ricerca. Tra le pagine affiorano infatti momenti di straordinaria luminosità, nei quali l’amore ritrova la propria dimensione più autentica, come accade nella delicata intensità di Risvegli, dove il sentimento torna a essere forza vitale, desiderio, speranza e possibilità di rinascita. È qui che il significato del titolo torna con tutta la sua forza simbolica: la luce non elimina l’ombra, ma la attraversa. Così la poesia di Ylenia Vesperini non nasconde il dolore, le contraddizioni o le inquietudini del nostro tempo; preferisce attraversarli, lasciando filtrare una consapevolezza nuova, capace di restituire dignità anche alle fragilità. Un plauso alla veste editoriale dialoga perfettamente con il contenuto dell’opera: la copertina, elegante nella sua essenzialità, si presenta con un fondo bianco attraversato da delicate sfumature di verde che delineano un bosco stilizzato. Un’immagine minimalista, sospesa, che sembra attendere proprio quel raggio di sole destinato a filtrare tra i rami. È un invito silenzioso alla contemplazione e anticipa con rara coerenza il percorso interiore proposto dalla raccolta.

Pertanto l’appuntamento alla Panoramica si annuncia come un momento di autentico valore culturale, non soltanto per gli appassionati di poesia, ma per chiunque avverta il bisogno di rallentare il ritmo e ritrovare il piacere della parola pensata dove la voce di Ylenia Vesperini si distingue per la capacità di restituire alla poesia il suo compito più antico e prezioso: illuminare, anche solo per un istante, quei frammenti di realtà che, come il komorebi tra le foglie, esistono soltanto per chi sa ancora fermarsi a guardare.

Copyright©2026 Il Graffio, riproduzione riservata