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lunedì, Aprile 20, 2026
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“Rumore” alla Palazzina Azzurra, il mito di Raffaella Carrà parla attraverso i suoi abiti di scena

di ROSITA SPINOZZI –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un viaggio emotivo, culturale e sociale che esplora l’universo di Raffaella Carrà, icona senza tempo della televisione italiana. Ebbene sì, “Rumore” non è una semplice mostra, e nemmeno soltanto un omaggio: è un ritorno di energia, di libertà e di immaginario collettivo. Dal 18 aprile al 10 maggio, alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, “Rumore” riporta in scena l’universo di Raffaella Carrà attraverso gli abiti che ne hanno costruito il mito e contribuito a cambiare, per sempre, il linguaggio della televisione italiana. Protagonisti dell’esposizione sono gli abiti originali indossati dalla Carrà nel corso della sua carriera travolgente, capi che hanno segnato un’epoca e contribuito a definire un immaginario collettivo fatto di libertà, energia e rottura degli schemi. Ma “Rumore” non si limita alla celebrazione estetica: attraverso questi costumi si racconta una figura femminile capace influenzare profondamente la società italiana. La mostra, realizzata in collaborazione con Collezioni Carrà, accende i riflettori sull’impatto culturale dell’artista, soffermandosi in particolare sui temi della parità di genere e dei diritti civili. Raffaella Carrà non è stata soltanto una protagonista dello spettacolo, ma una pioniera: con la sua presenza scenica e il suo modo di comunicare ha contribuito a ridefinire il ruolo della donna nei media, portando in primo piano autonomia, sensualità consapevole e libertà di espressione.

Il progetto è ideato e sostenuto dall’Ambito Territoriale Sociale 21, con il coinvolgimento di diverse realtà del territorio – tra cui Prima Persona Plurale, Cooperativa Abilita, Cooperativa Casa di Asterione e Cooperativa On The Road – e si inserisce in una rete più ampia che coinvolge anche Ascoli Piceno e Offida grazie alla collaborazione con gli Ambiti Territoriali Sociali 22 e 23. Un dialogo tra territori che rafforza il valore sociale e culturale dell’iniziativa. Accanto all’esposizione – visitabile dal mercoledì alla domenica (ore 10-13 e 17-20, chiuso lunedì e martedì) – prende forma un ricco calendario di appuntamenti, tutti a ingresso libero, che trasformano la mostra in uno spazio vivo di confronto, partecipazione e festa. Dopo l’inaugurazione di sabato 18 aprile con il taglio del nastro e i saluti istituzionali, seguiti da un dj set/performance a cura di La Couture,  domenica 19 aprile si è svolto il laboratorio “Fai Rumore”, a cura della Cooperativa On The Road, con ospite Francesca Torre, autrice e illustratrice del Collettivo Moleste.

Mercoledì 22 aprile, alle ore 18, si terrà un incontro dedicato alla donna e alla sua sensualità, con cerchi di confronto sul tema dell’essere mamma e dell’essere donna, a cura della Cooperativa Abilita. Venerdì 24 aprile doppio appuntamento: alle ore 16 il laboratorio “Come è bello far l’amore”, incentrato sul consenso, promosso da Cooperativa On The Road insieme al Centro Antiviolenza Donna con Te e al Collettivo Liberə Tuttə; alle ore 18 dj set a cura di Vale Darko con special guest Blue Pervinka. Il programma prosegue sabato 2 maggio alle ore 10 con una matinée danzante – dj set “Fammi Ballà” – a cura di Prima Persona Plurale. Mercoledì 6 maggio, alle ore 18, nuovo momento di approfondimento con un incontro su come cambia il corpo in menopausa, ancora a cura della Cooperativa Abilita. Giovedì 7 maggio, alle ore 18, è previsto il laboratorio “Senza permesso”, con ospite Zoe Map, artista e performer, sempre a cura della Cooperativa Abilita. La chiusura, domenica 10 maggio, sarà affidata a un ultimo dj set: alle ore 18 Yanos accompagnerà il pubblico nel saluto finale.

“Rumore” si configura così come un’esperienza completa: un omaggio a una delle figure più amate dello spettacolo italiano e, allo stesso tempo, un’occasione per interrogarsi su quanto il suo messaggio sia ancora attuale. E forse è proprio questo il senso più profondo di “Rumore”: ricordarci che certi segni non si spengono, non diventano mai davvero passato. Perché il “rumore” di Raffaella Carrà non è nostalgia, ma un’eco viva che continua a attraversare generazioni, linguaggi e battaglie civili. Un rumore che non disturba, ma sveglia; che non copre, ma libera. E che, ancora oggi, continua a risuonare con forza e invita a prendersi spazio, voce e libertà senza chiedere permesso.

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