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Teatri marchigiani patrimonio Unesco, Troli e Silenzi ricordano la giunta D’Ambrosio: «Origine di un prestigioso riconoscimento»

di REDAZIONE –

Gli ex assessori regionali alla Cultura e al Turismo ricordano il percorso avviato alla fine degli anni Novanta con la legge “Terzo Millennio”: «Fu quella stagione di investimenti a rendere possibile il recupero dei 72 teatri marchigiani e a creare le condizioni per la candidatura» –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’entusiasmo per il riconoscimento Unesco ai teatri storici marchigiani si accompagna alla richiesta di non dimenticare il percorso che ha portato a questo risultato. A sottolinearlo sono gli ex assessori regionali della giunta D’Ambrosio, Gino Troli, già assessore alla Cultura, e Giulio Silenzi, già assessore al Turismo, che definiscono il traguardo «una straordinaria notizia che rende orgogliosa tutta la comunità marchigiana». Per Troli e Silenzi il riconoscimento rappresenta «il giusto tributo a un patrimonio culturale unico al mondo, frutto di secoli di storia, dell’identità dei territori e di una cultura dello spettacolo che ha trasformato i teatri in vere e proprie piazze coperte, luoghi di incontro e di crescita civile». Accanto alla soddisfazione, però, gli ex amministratori regionali invitano a ricostruire il percorso che ha reso possibile la candidatura. «Oggi assistiamo a celebrazioni e rivendicazioni di meriti – affermano – ma troppo spesso si dimentica il lungo e fondamentale lavoro che ha creato le condizioni perché questo riconoscimento potesse arrivare».

Il riferimento è agli anni Novanta, quando, ricordano, «il patrimonio dei teatri storici marchigiani era in una situazione drammatica, con molti edifici abbandonati, chiusi o non più utilizzabili e una percentuale molto ridotta di strutture recuperate e restituite alla comunità». Secondo Troli e Silenzi, la svolta arrivò con la giunta guidata da Vito D’Ambrosio, che «ebbe la capacità di vedere in quei luoghi non soltanto immobili da recuperare, ma un sistema culturale da ricostruire e valorizzare». Decisiva, a loro giudizio, fu l’approvazione della legge regionale 43 del 1998, la cosiddetta “Terzo Millennio”, che avviò un programma straordinario di interventi sul patrimonio storico, culturale e architettonico delle Marche, individuando proprio nel recupero dei teatri storici una delle priorità.

Gli ex assessori ricordano che, grazie a quella legge e alla collaborazione con le Province, venne effettuata una ricognizione completa dello stato dei teatri e fu predisposta un’operazione finanziaria da circa 50 milioni di euro nel triennio 1998-2000, attraverso l’emissione dei Buoni Ordinari Regionali (Bor), risorse che consentirono, nel giro di pochi anni, il recupero e la riapertura dei 72 teatri storici marchigiani. Tra le strutture interessate da quel programma figurano il Teatro dell’Aquila di Fermo, il Teatro Lauro Rossi di Macerata, il Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Teatro Feronia di San Severino Marche, il Teatro Gentile di Fabriano, il Teatro Pergolesi di Jesi, il Teatro Rossini di Pesaro e il Teatro Goldoni di Corinaldo, molti dei quali oggi fanno parte del riconoscimento Unesco. «Fu un intervento epocale – sostengono Troli e Silenzi – che trasformò le Marche nella regione italiana con la più alta concentrazione di teatri e creò quel sistema unico che oggi viene riconosciuto a livello internazionale».

Per gli ex assessori il riconoscimento «premia certamente gli otto teatri inseriti nella candidatura, ma rappresenta il risultato di un patrimonio molto più ampio, costruito sul recupero dell’intera rete dei 72 teatri marchigiani». Da qui la conclusione: «Accanto alla giusta soddisfazione per il traguardo raggiunto, è importante riconoscere anche il percorso politico e amministrativo che lo ha reso possibile. Senza quella stagione di investimenti, senza quella visione e senza la legge regionale 43 del 1998, probabilmente oggi non ci sarebbero stati nemmeno i presupposti per parlare di una candidatura Unesco».

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