di REDAZIONE –
Fiof e la fotografia come strumento per porre in luce problematiche ed emergenze socio-sanitarie.Tutti i fondi raccolti saranno utilizzati per il reclutamento di ulteriori risorse umane dedicate alla ricerca e per l’acquisto del materiale necessario per lo svolgimento degli esperimenti –
“Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il Paese”. Con queste parole, John Fitzgerald Kennedy ci invitava non solo a immaginare un mondo migliore ma a prendere direttamente parte al cambiamento. È il pensiero del Fondo Internazionale Orvieto Fotografia, che con il suo dipartimento di fotografia sociale ha lanciato la campagna solidale “Stop, la fotografia italiana resta a casa”. Una campagna virtuale che permetterà agli appassionati di fotografia di restare vicini alle loro passioni, anche se distanti. La fotografia italiana per la prima volta resta a casa, allora, ma non si ferma. Più di 50 fotografi, infatti, stanno aderendo in maniera solidale donando tre immagini ciascuno, mettendosi a disposizione della campagna Fiof che dal 9 aprile sarà online su una nuova piattaforma web.
Attraverso lo spazio online, ci sarà l’opportunità di acquistare stampe fotografiche di molti nomi noti della fotografia italiana, come il maestro Francesco Cito, il primo ad accettare questa grande sfida. Con lui anche il maestro Ivo Saglietti, Graziano Perotti, Vittore Buzzi, Shoba e Mario Dondero, Giovanni ed Hermes Mereghetti, Raoul Iacometti, Antonio Gibotta e molti altri fotografi professionisti, che stanno aderendo a questa iniziativa solidale, con passione ed entusiasmo. «Abbiamo bisogno di credere che ce la faremo – spiega il presidente Ruggiero Di Benedetto – ma soprattutto di essere certi che questo invisibile nemico sia sconfitto completamente, grazie alla ricerca».
La fotografia come strumento per porre in luce problematiche ed emergenze socio-sanitarie. «Partendo a ritroso – racconta il presidente – abbiamo pensato dove era meglio orientarsi con gli aiuti, optando sempre però nell’essere fiduciosi e guardando al futuro. Convinti che nella ricerca dovremmo investire molto, abbiamo accolto con piacere #IoStoConLaRicerca: fast crowdfunding per la lotta al Coronavirus dell’Università degli Studi di Pavia». Si tratta di un team di professori universitari con la dott.ssa Giovanna Riccardi, prof. Ordinario – Direttore del Laboratorio di Microbiologia Molecolare – Dipartimento di Biologia e Biotecnologie, a capo del progetto. Con lei ci sono:
Raffaele Bruno Professore Associato – Unità di Malattie Infettive e Tropicali ed Epatologia – Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche.
Fausto Baldanti Professore Ordinario – Unità di Microbiologia e Microbiologia Clinica – Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche.
Gian Luigi Marseglia Professore Ordinario – Direttore del Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche.
«Quelli che noi chiamiamo angeli – spiega Di Benedetto – oltre ad essere occupati per dare risposte nel breve termine alle analisi dei tamponi, hanno necessità di essere aiutati a studiare in dettaglio la patogenesi del virus e le diverse risposte immunologiche nei vari pazienti nonché le dinamiche della rapida diffusione al fine di prendere adeguate misure terapeutiche e di controllo. Tutti i fondi raccolti quindi saranno utilizzati per il reclutamento di ulteriori risorse umane dedicate alla ricerca e per l’acquisto del materiale necessario per lo svolgimento degli esperimenti. È bene specificare, anche se sottinteso, che nessuno degli autori partecipanti a “Stop, la fotografia italiana resta a casa”, tantomeno Fiof, percepirà denaro. Al contempo il Fondo Internazionale per la Fotografia si impegnerà a fornire tutte le informazioni necessarie, per la trasparenza della campagna sociale. Uniti con un unico obiettivo: aiutare la ricerca!».
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