La teoria del ricco malato

di MASSIMO CONSORTI –

Il discorso è sempre, maledettamente, lo stesso. I ricchi non solo campano di più e meglio dei poveri, ma anche di fronte alla morte che dovrebbe rendere tutti uguali, hanno il loro bel dire. Insomma, se sei ricco ti puoi curare e continuare a vivere, se sei povero sei condannato a morire perché a parità di malattia, il ricco ne viene fuori, il povero ci cade dentro mani e piedi (letteralmente). Il caso del Kymriah, una cura contro la leucemia messa a punto da un ricercatore dell’università della Pennsylvania e prodotto dalla svizzera Novartis, non è che l’ultimo di una serie infinita di farmaci che sembrano fatti a posta per salvare la vita ai ricchi e per due ragioni: la prima è il costo elevatissimo; la seconda, l’esclusività del trattamento. Il Kymriah costa 475mila franchi svizzeri che, al cambio corrente, fanno circa 400mila euro, una bazzecola. L’oncologo Franco Cavalli, collaboratore per anni della Fondazione Veronesi, afferma però che la cifra non corrisponde al vero e che, considerati i trattamenti collaterali, va almeno triplicata. Il cancro, qualsiasi tipo di cancro, è un business di proporzioni colossali. I farmaci considerati spesso l’ultima spiaggia, hanno costi insostenibili per qualsiasi servizio sanitario nazionale, da qui l’assunto che se sei ricco vivi, sennò sono fatti tuoi. Inutile dire che gli oncologi di tutto il mondo sono insorti da tempo, contestando alle industrie farmaceutiche i costi eccessivi di cure vitali. Diciamolo senza alcun pudore, le industrie farmaceutiche non sono i laboratori di ricerca della Fatebenefratelli né l’emanazione indiretta di una onlus. Loro inseguono il profitto e, guarda caso, lo perseguono sulla pelle della gente. La sola Novartis nel 2016 ha avuto un giro d’affari complessivo di 48,5 miliardi di dollari, con un utile netto di 6,7 miliardi. Però è vero, poverini, che l’utile ha avuto un decremento del 5 per cento per la concorrenza dei generici. Per ogni farmaco presente sul mercato, la Novartis prende, di netto, il 25 per cento, basterebbe ridurre il margine di utile per vedere il costo del Kymriah abbassarsi notevolmente. Il fatto poi che questo farmaco sia particolarmente efficace nella leucemia infantile (83 per cento di casi risolti), rende ancora più odioso tutto il ragionamento legato alla sua sostenibilità economica. Uno dei versi più belli di ‘A Livella è: “Morto si’ tu e muorto so’ pur’io”, frase che il defunto povero rivolge al suo vicino di tomba, il defunto ricco. Totò voleva riaffermare il concetto che, alla fine, la morte è l’unico evento della vita che rende le persone uguali. Tutto vero, caro Principe, ma vuole mettere come la si è vissuta, la vita?