L’evoluzione del pozzettiano self godeur

Real Doll

di MASSIMO CONSORTI –

Qualcuno potrebbe dirci: “Ma che c’entra Renato Pozzetto con il self-godeur, concezione ancestrale del rapporto (letterale) dell’uomo con sé stesso?” C’entra tantissimo e lo dimostreremo. Nel 1975, Renato Pozzetto, con un cast per l’epoca “stellare” composto da Agostina Belli, Aldo Maccione, Leopoldo Trieste, Massimo Boldi e tanti altri pezzi da novanta, girò un film che si intitolava “Due cuori una cappella”. In questa pellicola para-demenziale, Pozzetto era un aggiustatutto inventore, uno di quei personaggi ai quali rivolgersi per aggiustare l’orologio o per cambiare semplicemente la guarnizione della moka. Ebbene, il genio Pozzetto, in mezzo a questo delirio nel quale tutte le riparazioni costavano 2.800 lire, aveva inventato una macchina per il self-godeur, quello che oggi, meno elegantemente, viene definito autoerotismo. Però, non è di questa macchina in grado di sostituire egregiamente il cinque contro uno che vogliamo parlare, ma della sua evoluzione umanizzata (e sempre più perfezionata) che si chiama “sex doll” e non più bambola gonfiabile.

Ecco, questa è diventata davvero una tendenza, tanto che in molte case di appuntamento sparse nel mondo, ormai sostituiscono alla grande le iniziali, umane, ragazze squillo. C’è chi, giustamente, ha tirato in ballo la psicologia e la psichiatria, chi la sociologia, chi l’antropologia, chi la perversione tout-court, chi il vecchio desiderio dell’uomo di trasformare la sua donna in una geisha. Probabilmente hanno tutti ragione, da ogni angolo visuale la cosa venga affrontata, alla fine si capisce che accuratamente mixato, c’è un po’ di tutto questo: desideri tanto inconfessabili quanto irrealizzabili con un essere umano normale, senso di inadeguatezza, frustrazione, piccoli e grandi manie, fantasie che oltre sarebbe impossibile andare e, in fondo, una gran voglia di silenzio.

In un contesto competitivo come quello in cui viviamo, se c’è un momento che l’uomo teme e cerca di evitare come la peste bubbonica, è quello del confronto. Noi uomini abbiamo una fifa blu dei confronti e dei paragoni, soprattutto di quei momenti nei quali viene messo in discussione il principio della nostra mascolinità. Crediamo sia facile comprendere come si possa letteralmente perdere la testa se, in uno dei momenti più legati all’intimità, una donna ci chiami con il nome del suo istruttore di nuoto, quello dal fisico perfetto, palestrato, lo sguardo assassino da predatore in caccia perenne e sempre, costantemente in tiro. Allora l’uomo, che sarà anche un po’ selvaggio ma non ha alcuna intenzione di finire in galera, elude  il “possibile” come? Prevenendo. E la risposta può essere solo una, l’uso della sex doll.

A Shenzhen, in Cina (e ti pareva! nda), si produce il più alto numero di sex doll al mondo. Si parte dai vecchi modelli, quelli gonfiabili, alle “eccellenze” in silicone chirurgico, il materiale che si avvicina di più alla pelle umana, e si arriva fino alle superlusso con annesso riscaldamento interno (37 gradi fissi e garantiti). Ultimamente stanno sperimentando l’introduzione di un piccolo computer nella testa della bambola, un macchinario in grado di farla interagire con l’acquirente, ma oltre a qualche parola e dei piccoli gemiti che suonano tanto finti quanto meccanici, non sono riusciti a ottenere: la bambola intelligente è ancora work in progress.

Ma alla fine, siamo proprio sicuri che all’uomo interessi l’uso della parola da parte della bambola? E se dovesse venir fuori un confronto con il precedente acquirente (o consumatore) quale potrebbe essere la reazione? Tutto ciò però, è legato al futuribile. Al momento, la situazione è quella che sempre più bordelli stanno sostituendo le ragazze vere con le bambole perché gli uomini, malati di protagonismo e in fondo sempre un po’ bambini, hanno ancora una voglia matta di giocare.

A Barcellona, c’è l’Apricots, un bordello aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che si trova proprio vicino al Camp Nou, il mitico stadio del Barca. È il primo esercizio commerciale al mondo che fa lavorare insieme le ragazze e le bambole con le medesime tariffe anzi, la bambola riscaldata costa qualche euro in più delle ragazze. Non c’è da meravigliarsi quindi, se più di un cliente pretende che la sua bambola indossi la maglietta di Messi. Infine, in tutta questa faccenda, c’è un aspetto da non sottovalutare, anzi, da esaltare. Le compagne, o le mogli, degli avventori dichiarano, felicemente, di non essere gelose delle bambole. Vi sembra poco? Ma quanti matrimoni le sex doll potrebbero salvare?

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