di ROSITA SPINOZZI –
San Benedetto del Tronto perde oggi, 7 agosto, una delle figure più originali e profonde della sua storia culturale. È morto all’età di 91 anni Marcello Sgattoni, artista capace nel corso di una lunga vita di costruire un rapporto irripetibile tra arte, natura e territorio –
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quadri, sculture e immagini sono le tracce che molti artisti affidano al tempo. Altri lasciano qualcosa di più, un luogo che continua a parlare di loro. Marcello Sgattoni apparteneva a questa seconda, più rara categoria. Perché non è stato soltanto uno scultore. È stato, prima di tutto, un uomo che ha saputo guardare il territorio in maniera diversa e restituirgliene un’interpretazione personale. La sua storia artistica è inseparabile dalla storia del luogo nel quale ha vissuto e lavorato. La sua era una voce che non ha mai avuto bisogno di cercare il centro della scena, perché aveva scelto di abitare un margine: quello delle colline, della terra, delle pietre, dei materiali poveri e delle domande essenziali dell’uomo. Nato a San Benedetto del Tronto nel 1935, dopo la formazione con Armando Marchegiani aveva intrapreso una ricerca sempre più autonoma, costruita lontano dalle formule e dalle mode. Nelle sue mani la materia più semplice poteva acquistare una nuova vita: la pietra, il legno, il ferro, la terra diventavano strumenti attraverso i quali parlare della memoria, della spiritualità, della fragilità dell’esistenza e del rapporto, spesso tormentato, tra l’uomo e la natura.
Ma raccontare Sgattoni soltanto attraverso le sue opere sarebbe riduttivo. La sua vera opera per eccellenza, forse, è la Pietraia dei Poeti. Sulla collina panoramica di Contrada Barattelle, nel terreno che aveva scelto di coltivare, l’artista ha costruito nel tempo qualcosa che sfugge alle definizioni abituali. Non semplicemente un museo, non soltanto un parco di sculture, ma un luogo nel quale la natura e l’arte hanno smesso di essere due realtà separate. Qui le opere non sono state semplicemente collocate. Sono cresciute insieme al paesaggio, hanno trovato posto tra la vegetazione, le pietre, i sentieri e la terra. Chi entra nella Pietraia non visita soltanto una collezione: attraversa una visione del mondo. Ed è forse proprio questo il lascito più importante di Sgattoni a San Benedetto. In un’epoca nella quale l’arte tende spesso a cercare spazi specializzati e contenitori sempre più sofisticati, lui ha fatto il percorso inverso. Ha portato l’arte fuori dai luoghi consueti e l’ha restituita alla terra. Ha trasformato il proprio lavoro agricolo, il proprio paesaggio quotidiano, la propria collina in un’esperienza culturale capace di parlare a chiunque. La Pietraia è diventata così una sorta di autoritratto dell’artista: irregolare, libera, profondamente legata alla natura e insofferente alle classificazioni.
Accanto alla Pietraia dei Poeti, un altro luogo custodisce il segno della sua ricerca artistica: la Casa del Vento, uno degli edifici storici più antichi di San Benedetto del Tronto, nel cuore del vecchio incasato del Paese Alto. In questo spazio Sgattoni aveva raccolto alcune delle opere nate lungo oltre cinquant’anni di percorso creativo, dando vita a un ambiente dove la sua visione artistica continua a dialogare con la memoria della città. Una casa diventata, nel tempo, un ulteriore frammento del suo universo fatto di materia, poesia e riflessione. Anche le opere disseminate nel territorio raccontano questa presenza. Dal Monumento ai Caduti per la Libertà al Ladro di stelle, fino alle numerose sculture della Pietraia, Sgattoni ha lasciato a San Benedetto qualcosa che va oltre il valore delle singole realizzazioni. Ha lasciato segni riconoscibili della propria sensibilità dentro il paesaggio della città. E proprio per questo la sua scomparsa riguarda non soltanto gli appassionati d’arte. Riguarda una comunità.
Sgattoni ha rappresentato una certa idea di cultura: non necessariamente rumorosa, non costruita per inseguire il consenso, ma capace di sedimentare nel tempo. Una cultura fatta di incontri, di curiosità, di lavoro quotidiano e di trasmissione. Anche negli ultimi anni aveva continuato a mantenere aperto questo dialogo. Lo scorso marzo aveva partecipato alla conclusione del progetto scolastico “Proteggiamo la Bellezza”, incontrando ancora una volta il mondo della scuola e delle nuove generazioni. Un episodio che restituisce bene la natura del suo rapporto con il territorio: non quella di un artista chiuso nella propria memoria, ma di una persona ancora disponibile a mettere in discussione e condividere ciò che aveva costruito.
Forse è questo che oggi rende ancora più difficile parlare della sua morte. Perché Marcello Sgattoni non è una figura consegnata al passato. É ancora lì, nella sua collina, nelle sue opere, nei racconti di chi lo ha conosciuto, nella curiosità di chi sale alla Pietraia per la prima volta. La sua assenza sarà dunque particolarmente visibile. San Benedetto perde un artista che aveva scelto di non separarsi mai davvero dalla propria terra. E quella terra, quasi per una sorta di restituzione, continuerà a custodire il suo lavoro. La Pietraia dei Poeti rimane lassù, sulla collina di Contrada Barattelle. È il luogo nel quale Sgattoni ha affidato alla pietra, al legno e alla terra ciò che forse non avrebbe potuto dire soltanto con le parole. Un luogo che oggi diventa anche memoria. Pertanto la città saluta oggi uno dei suoi figli più singolari. E lo fa sapendo che, nella terra, nelle pietre e nelle opere che Marcello Sgattoni ha lasciato, la sua voce continuerà a parlare. Perché Marcello Sgattoni può essere ricordato anche attraverso il luogo che ha creato. E forse, per un artista come lui, non esiste eredità più autentica.
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