di PIERNICOLA COCCHIARO –
Lettera aperta ai sambenedettesi e al Comune dell’Arch. Piernicola Cocchiaro, fondatore del MAM, Museo d’Arte sul Mare –
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quando nel 2012 diedi vita al MAM, Museo d’Arte sul Mare, lo feci credendo fortemente che negli anni sarebbe diventato uno dei richiami culturali e turistici più importanti della nostra città, uno dei suoi elementi identitari. E così è stato, perché in questi 14 anni di vita il MAM è diventato la meta preferita di tanti set cinematografici per la realizzazione di film, di serie TV, di documentari e di decine di collegamenti RAI in alcune delle trasmissioni più seguite della televisione italiana. Non a caso, nel solo mese di luglio, la trasmissione “Uno mattina” ha fatto due collegamenti dal MAM. Inoltre è stato oggetto di reportage da parte di numerosi giornali nazionali, come Il Corriere della Sera, La Repubblica e importanti riviste di turismo come, una per tutte, “Le Guide di DOVE” della RCS, oltre che da parte di decine di blogger.
Tutto questo perché è unico nel suo genere e se consideriamo anche la qualità paesaggistica della sua location e il numero delle opere d’arte in esso contenute che oggi sono 240, delle quali 210 sculture su travertino e 30 tra murali e installazioni, realizzate da 210 artisti provenienti da 40 nazioni di 5 continenti, possiamo affermare senza possibilità di essere smentiti che è unico al mondo. Fino al 2011 con ostinazione e tanta passione, grazie al simposio d’arte “Scultura Viva” da me diretto dal 1996, ero riuscito a raccogliere lungo quella che era chiamata la “Passeggiata artistica del molo” ben 116 sculture, 116 opere d’arte realizzate da 116 artisti selezionati da me e da un critico d’arte, che per partecipare a Scultura Viva dovevano essere operanti e avere un curriculum artistico almeno decennale, ripeto, “dovevano essere artisti operanti e avere un curriculum artistico almeno decennale”.
Poi, nel 2012, con l’aggiunta dei murali che hanno visto la presenza di 5 tra i più grandi street artist del mondo, il MAM è diventato un vero museo, che si è completato lo scorso anno con le opere realizzate durante tutti i Festival dell’Arte sul Mare che si sono susseguiti a partire da Scultura Viva dal 1996. Questa è la chiave principale che ha aperto alla notorietà in tutta Italia il nostro MAM e cioè la qualità artistica di tutte le opere in esso presenti, quelle figurative, astratte, espressive, surrealiste, geometriche… la “qualità artistica documentata”.
È per questo motivo che mi sento in dovere di chiedere a viva voce alle autorità locali, il Comune, la Capitaneria di Porto e l’Autorità marittima, che sono i tutori del MAM, in quanto è stato realizzato in un sito di loro competenza, di vigilare per proteggere questo gioiello che solo noi abbiamo, da interventi arbitrari di persone sconosciute che forse, non sapendo che ci sono regole da rispettare e autorizzazioni da ottenere, spinte da un desiderio indecifrabile, decidono forse nottetempo, non si sa, di collocare sui blocchi di travertino del MAM manufatti anonimi, che hanno la sola qualità di mettere in evidenza la loro enorme incongruità con il Museo d’Arte sul Mare. Lo chiedo con forza questo perchè qualsiasi persona di buon senso sa bene che prima di fissare a cemento un manufatto abusivo in uno spazio pubblico definito, che ha una sua precisa funzione di museo, dove ognuna delle 210 sculture presenti sono state autorizzate sia dal Comune che dalla Capitaneria di Porto, qualsiasi persona di buon senso sa che deve chiedere l’autorizzazione.
Fatto sta che oggi ci sono al MAM 5 manufatti anonimi e non autorizzati che nulla hanno a che fare con il museo che raccoglie 210 sculture ufficiali, in quanto autorizzate e che invece contribuiscono a rovinare l’immagine del Museo d’Arte sul Mare e a creare una grande confusione tra i visitatori che non capiscono il loro significato. Pertanto chiedo con forza al Comune di San Benedetto del Tronto che tali manufatti anonimi e non autorizzati vengano immediatamente rimossi, per ridare al MAM la sua natura originale che è quella di museo d’arte all’aperto e non di giardino di casa propria.
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