di REDAZIONE –
La ricostruzione di Gino Troli: dai danni della Seconda guerra mondiale alla vendita a Pomponi, fino alla demolizione dei palchi e agli interventi che stravolsero definitivamente l’identità storica del Teatro Concordia –
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Teatro Concordia di San Benedetto non figura nella lista dei teatri storici marchigiani candidati al riconoscimento del patrimonio dei beni culturali Unesco. Di chi è “la colpa”? Ad analizzare le ipotesi di questa esclusione è Gino Troli, presidente del Circolo dei Sambenedettesi. «Questa volta non c’è un colpevole politico o istituzionale, ma tutte le responsabilità vanno attribuite ad una storia che nel passato ci ha puniti. – spiega Troli – Mentre, infatti, i bombardamenti hanno risparmiato le città dell’entroterra, come tutti sanno San Benedetto è stata vittima di pesanti incursioni che hanno fatto danni gravissimi a tutte le strutture private e pubbliche della città, tra cui il Teatro Concordia. Colpito e depredato anche dai soldati inglesi, forse per la priorità data ad altre cose per lo stato pessimo delle finanze pubbliche, si decise di non prendere in considerazione la ricostruzione pure possibile».
Troli ricorda che il teatro, progettato negli anni Venti dell’Ottocento, fortemente voluto dalla Associazione dei Filarmonici con a capo Giuseppe Neroni Cancelli, ebbe il solito percorso dei teatri condominiali marchigiani – lo stesso per cui altri teatri storici sono stati premiati oggi dall’Unesco -, con la forma “a ferro di cavallo” voluta dal progettista Ignazio Cantalamessa Carboni, lo stesso del Filarmonici di Ascoli. «Il teatro venne inaugurato con la messa in scena di “Norma” nel 1842 e per molti anni svolse una funzione fondamentale per assicurare a San Benedetto un’offerta di spettacolo degna con lirica, commedie e tragedie e spazio cittadino disponibile per ogni esigenza collettiva e sociale. – afferma il presidente del Circolo dei Sambenedettesi – Si possono scorrere le pagine che Giuseppe Merlini gli ha dedicato nell’opuscolo “Della Concordia” ( 2015) a cui devo tutte le notizie storiche per avere un quadro della programmazione ricchissima che il teatro ha presentato per tutto il XIX Secolo fino ad un nuovo restauro progettato nel 1913».
In base alla ricostruzione di Gino Troli, però, fu però la Seconda Guerra a dare il colpo definitivo al teatro cittadino: «Quando l’ente pubblico privo di risorse e con i danni ingenti al Concordia prese la decisione di cederlo all’ascolano Teodorico Pomponi, già proprietario del Cinema Virginia, l’attuale chiesa dei Sacramentini, che si accollò l’onere del restauro. In realtà fece tutt’altro abbattendo completamente i tre ordini dei palchi e stravolgendo il teatro storico. Fu costruita la galleria e più di un secolo di storia venne cancellato per fare un cinema moderno con 1200 posti che poi in realtà divennero 800. Il misfatto era compiuto e il teatro condominiale che poteva oggi essere annoverato tra i 72 teatri marchigiani di valore, che a metà Ottocento erano ben 113, fu sacrificato con responsabilità di tutti alla frenesia cinematografica di imprenditori senza scrupoli☼.
Conclude Troli: «Questa è una storia che andava raccontata, è giusto che i sambenedettesi sappiano che la nostra città ha avuto carte che non ha saputo giocare, gettando via con colpevole superficialità una serie di luoghi storici tra cui il Concordia, fortunatamente oggi teatro ma non storico, è emblematico nella sua malinconica vicenda».
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