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“Una Boccata d’Arte” fa tappa a Cupra Marittima con il progetto di Maja Escher

di REDAZIONE –

Nel cuore del Borgo di Marano, l’arte contemporanea di Maja Escher interpreta le Marche per la settima edizione di Una Boccata d’Arte. Dal 20 giugno al 4 ottobre 2026 il borgo storico di Cupra Marittima ospita l’opera inedita realizzata da Maja Escher per il progetto diffuso di arte contemporanea promosso da Fondazione Elpis –

CUPRA MARITTIMA – In occasione della settima edizione di “Una Boccata d’Arte”, progetto d’arte contemporanea diffuso lungo tutta la Penisola, ideato da Fondazione Elpis, è il Borgo di Marano a Cupra Marittima, ad accogliere un intervento inedito per le Marche. Firmato da Maja Escher (Santiago do Cacém, Portogallo, 1990) e curato da Matilde Galletti il progetto si intitola “Piedi caprini, capelli di polpo” ed è visibile al pubblico a partire da domenica 21 giugno, ore 18.30. A Cupra Marittima, affiorano le tracce di un’epoca pre-romana, resti di mura e scalinate che sembrano voler nascondere la presenza del tempio della Dea Cupra, divinità legata alla terra e all’acqua. Non si conserva neppure l’iconografia della dea, un tempo venerata dalle popolazioni locali.
L’intervento di Maja Escher si insinua in questa fessura, abitando le architetture esistenti e rivelando il mito attraverso la realizzazione di un altare domestico dedicato alla Dea. Una serie di formelle in terracotta, realizzate in un processo di archeologia speculativa attivato dall’artista insieme a bambini e anziani di Cupra Marittima, sono inserite nei muri di Borgo Marano, il paese alto: un percorso che poco alla volta disegna l’immagine della divinità, fondata sull’immaginario collettivo, e traccia la via verso il nuovo tempio. Qui, elementi visivi ispirati al luogo, dalla vegetazione locale alle attività storiche di marineria, si presentano come doni per celebrare la Dea Cupra.  «Ho sviluppato una forma di archeologia speculativa usando esercizi di disegno collettivo per accedere a una memoria subconscia condivisa dell’immagine della dea. – spiega l’artista –Così intendo riattivare un luogo di culto dedicato alle energie femminili e alle divinità nella cultura contemporanea.»

Gli organizzatori ringraziano il Sindaco Alessio Piersimoni, la Consigliera Eliana Ameli, Mattis Heilscher, Andrea Mora, Lara Moriconi, Lucía Leirós Porto, Ariel Pinheiro, Fernando Roussado, Joana Salgueiro, Settimio Tassotti. Tutti i bambini, anziani e pescatori che hanno collaborato al progetto: Ramona Agostini, Daniele Camela, Romina Caminonni, Maria Carlini, Jhonny Acevedososa Crodoba, Ermanno Agnotti, Francesco Ameli, Esra Amzi, Serena Basili, Sofia Bejaoui, Saverio Butta, Alice Calabrò, Sofia Centanni, Anna Ciarrocchi, Leonardo Ciarrocchi, Alexandru Coruanu, Noah De Filippo, Giulio Del Zompo, Christian De Micco, Rosanna Di Virgilio, Diego Ferraro, Marco Flamini, Ilaria Galavotti, Sonia Ben Gazhela, Alessio Hasalliu, Ejoele Hoxha, Jad Ibn Cheikh, Amedea Ionni, Davide Lanciotti, Erid Lloshi, Hassine Mabrouk, Marta Mancini, Rebecca Mancini, Antonio Matthias Manetti, Samuel Mannocchi, Lorenzo Morganti, Rita Marini, Rossana Mazza, Tiago Nolria, Margherita Novelli, Sofia Pieroni, Milena Pistolesi, Ambar Martina Flores Rodriguez, Lidia Rosetti, Gioconda Rossi, Maria Ruggeri, Mario Michele Scutti, Antonio Teodori, Irma Urbinati, Emidio Zazzetti, Amelja Xhebexhiu.

Una Boccata d’Arte è il progetto d’arte contemporanea ideato nel 2020 da Marina Nissim,
Presidente di Fondazione Elpis. Si tratta dell’unica iniziativa in Italia che opera su tutto il
territorio nazionale offrendo un itinerario culturale che attraversa il Paese da Nord a Sud, da Est a Ovest attraverso i linguaggi dell’arte del nostro tempo. Il formato si basa sul coinvolgimento, ogni anno, di 20 artisti, italiani e internazionali, invitati a intervenire in 20 piccoli centri abitati con meno di 5.000 abitanti, uno per ciascuna delle 20 regioni italiane.
Gli artisti selezionati provengono da Paesi, culture ed esperienze linguistiche sempre differenti, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni e alla capacità di proporre progetti pensati per coinvolgere le comunità locali in maniera inclusiva e partecipativa, generando insieme nuovi immaginari. L’invito prevede sempre un periodo di residenza sul territorio per la progettazione di interventi site-specific che sono quindi frutto di un percorso di esplorazione delle tradizioni vernacolari e di ascolto dei saperi artigianali e delle energie preesistenti.

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