di ROSITA SPINOZZI –
La vicenda del “Gabbiano Jonathan Livingston” riapre una riflessione più ampia sul valore della tutela del patrimonio artistico locale. In gioco non c’è soltanto un monumento, ma il senso di appartenenza di una città che, attraverso quell’opera, continua a riconoscere sé stessa –
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A San Benedetto del Tronto torna al centro del dibattito culturale uno dei simboli più amati della città: il Monumento al gabbiano Jonathan Livingston. A riaccendere l’attenzione è una lettera ufficiale indirizzata al Comune di San Benedetto del Tronto da Gino Troli, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, e Maristella Lupo, figlia del grande artista Mario Lupo, che chiedono il completamento del restauro dell’opera. Il monumento, realizzato nel 1986 dallo scultore Mario Lupo, è da sempre un punto di riferimento visivo e simbolico del lungomare sambenedettese. Ispirato al celebre racconto di Richard Bach, rappresenta libertà, aspirazione e identità marinara. Tuttavia, dal giugno 2024, l’opera è mutilata: manca una parte significativa in bronzo – il corpo e l’ala sinistra di un gabbiano alla base della struttura – rimossa dopo un atto vandalico e mai più ricollocata. Nella lettera indirizzata al Comune di San Benedetto del Tronto, attualmente guidato dal commissario straordinario Rita Stentella, i firmatari sottolineano come il 2026 rappresenti un anno cruciale. Ricorrono infatti due anniversari importanti: il centenario della nascita dell’artista e i quarant’anni dall’inaugurazione del monumento. Due occasioni che rendono ancora più urgente un intervento di ripristino.
Non si tratta solo di restituire integrità a un’opera d’arte, ma di recuperare un pezzo di memoria collettiva. Il monumento, infatti, è stato fortemente voluto dal Circolo dei Sambenedettesi e dalla cittadinanza, che ha partecipato attivamente alla sua realizzazione anche dal punto di vista economico. Un gesto che testimonia il legame profondo tra l’opera e la comunità. L’urgenza è dettata anche da un appuntamento imminente: nel maggio 2026 i registi Giacomo Cagnetti e Rovero Impiglia realizzeranno alcune riprese proprio del monumento per il docufilm “Mario Lupo – La mia vita per l’arte”. Un’occasione di visibilità nazionale che, secondo i promotori dell’appello, meriterebbe un’immagine completa e restaurata dell’opera.
Il tono della richiesta è rispettoso ma deciso: si chiede che la porzione bronzea, attualmente custodita presso gli uffici comunali, venga finalmente reinstallata prima delle riprese e delle celebrazioni previste. Un intervento che appare non solo opportuno, ma anche simbolicamente necessario. La vicenda del “Gabbiano Jonathan Livingston” riapre così una riflessione più ampia sul valore della tutela del patrimonio artistico locale. In gioco non c’è soltanto un monumento, ma il senso di appartenenza di una città che, attraverso quell’opera, continua a riconoscere sé stessa.
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