di ARCH.PIERNICOLA COCCHIARO –
Anche quest’anno, come nei precedenti, quando alla fine di luglio si fanno i primi bilanci della stagione estiva di San Benedetto, da parte degli operatori e delle associazioni di categoria si parla di crisi turistica “strisciante” e di calo delle presenze e tra le varie cause, si ribadisce la mancanza di identità della nostra città e la necessità di dotarla di una peculiarità che la caratterizzi e che la renda più attrattiva. San Benedetto è una bella città di mare con una spiaggia meravigliosa ed un lungomare unico, ma nei 7.900 km della costa italiana sono centinaia e centinaia le belle città di mare. Come operatore culturale, penso che possa essere proprio la cultura, e nella fattispecie quella artistica, il tratto distintivo di cui San Benedetto ha bisogno.
Vicino a dove vivo in California, c’è una bellissima città di mare che si chiama Laguna Beach. Anche in California lungo la costa ci sono centinaia di bellissime città di mare, ma Laguna Beach non è famosa in tutto lo stato e oltre per la sua bellezza, è famosa perché è una città identitaria, è la “Città dell’arte” che ha un suo museo, un suo Festival d’arte annuale, le sue gallerie d’arte e un centinaio di opere d’arte tra sculture e murali distribuite nel suo perimetro. Da quando Laguna Beach ha fatto questa scelta il suo turismo in pochi anni si è trasformato da turismo di vacanza a turismo di vacanza e cultura e sui cartelli autostradali che ne indicano l’uscita, c’è scritto “Laguna Beach City of Art”.
La città di San Benedetto dal canto suo, oltre al suo bellissimo mare e al suo ottimo cibo, oggi dispone di un patrimonio artistico incredibile, costituito principalmente da ben 234 sculture, delle quali 210 sono nel Museo d’Arte sul Mare, 7 sculture d’autore sono nella Galleria d’arte a cielo aperto di Corso Moretti e 17 sono sparse nella città. Non esiste città di mare al mondo che possa vantare un patrimonio artistico di tale portata e perché allora non guardare a questo patrimonio come ad una peculiarità della nostra città? Basterebbe incrementarlo, con altre gallerie d’arte a cielo aperto da far nascere nei suoi luoghi più belli.
Per raggiungere questo obiettivo può senz’altro essere d’aiuto il nuovo format del Festival dell’Arte sul Mare che dal prossimo anno, il trentesimo, non farà più realizzare agli scultori invitati all’evento, gli altorilievi sui blocchi frangiflutto di travertino del molo sud, bensì sculture a tutto tondo su blocchi di pietra calcarea alti un metro che, una volta finito il Festival, potrebbero essere trasportate dal molo sud al lungomare e posizionate a distanza di 50 metri l’una dall’altra, al centro delle verdi aiuole del suo marciapiede est, dando vita appunto alla “Galleria d’Arte a cielo aperto del lungomare”. In questo modo il patrimonio artistico crescerebbe di cinque o sei opere scultoree ogni anno e San Benedetto potrebbe diventare una città con un tratto identitario culturale, non più conosciuta solo come “Città di mare” ma come “Città di mare e d’Arte”.
Durante la mia permanenza a San Benedetto lo scorso maggio e giugno, ho parlato di questa mia idea con il Sindaco Spazzafumo e con il Presidente dell’Associazione Albergatori Mozzoni, ottenendo da entrambi approvazione e promesse di collaborazione affinché l’idea possa divenire realtà già in occasione del Trentennale del Festival dell’Arte sul Mare che si svolgerà a giugno del prossimo anno. Sono seriamente convinto che “San Benedetto città di mare e d’Arte”, con l’aiuto di una appropriata promozione, possa divenire il brand che la renderà più attrattiva e che le permetterà di ridurre il gap con altre città di mare italiane più famose, ma che oltre al divertimento non offrono niente altro.
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