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venerdì, Marzo 13, 2026
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Addio a Indomito Latini, il Circolo dei Sambenedettesi ricorda l’ultimo erede di una grande stirpe di mare

Foto tratta dalla copertina del libro “Il destino di chiamarsi Indomito”

di REDAZIONE –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Circolo dei Sambenedettesi ricorda la straordinaria figura del concittadino Indomito Latini, recentemente scomparso, ultimo esponente di una grande famiglia di Parò e lui stesso audace e avventuroso come i suoi avi. «San Benedetto perde con lui un grande personaggio della vita cittadina. – afferma il presidente Gino Troli – La scomparsa a 89 anni di Indomito Latini è una grande perdita per il tessuto sociale della nostra città e per il mondo marinaro di cui Indomito era l’ultimo erede di una grande stirpe di Parò che hanno fatto la storia della pesca velica sambenedettese con suo padre Federico, suo nonno Egidio e il suo bisnonno Tommaso. Nelle loro biografie c’è l’intera vicenda della nostra marineria dai primi dell’Ottocento e il nome di battesimo di Indomito sembra sintetizzare tutta l’audacia e la grande forza di uomini che hanno sfidato ogni ostacolo. Senza i racconti straordinari di Federico, il suo amato padre, oggi non ci sarebbe il Museo della Civiltà Marinara, frutto della memoria viva di un grande navigatore di paranze e padrone dei venti. Il libro che Indomito  ha scritto sulla sua vita (“Il destino di chiamarsi Indomito”, Marte Editore, 464 pagine) e i tanti suoi articoli pubblicati negli anni sul nostro giornale “Lu Campanò” – prosegue Troli – stanno a testimoniare come lui stesso avesse la consapevolezza di una vita che, sulle orme degli avi, ha sfidato i limiti della geografia e del desiderio di conoscenza di ogni angolo del mondo».

Indomito Latini con la licenza elementare ha svolto per dodici anni il mestiere del pescatore, poi, autodidatta, ha conseguito il diploma di meccanico navale e infine quello di Tecnico di Radiologia Medica, professione che ha esercitato per molti anni. Stanco della routine ospedaliera ha intrapreso l’attività di esperto operatore umanitario col M.A.E. e con ONG italiane. Durante questi anni si è interessato ai problemi sociali delle minoranze etniche e dei più vulnerabili nei luoghi più lontani. Non ha mai dimenticato però i problemi della pesca, tornando ripetute volte in mare con i pescherecci, scrivendo articoli e realizzando filmati per raccontare i cambiamenti avvenuti nel settore della pesca e nel mare Adriatico.

Nel 2010 il Comune lo ha insignito del premio Gran Pavese Rossoblù con questa motivazione: “Per aver dedicato la vita ad aiutare gli altri, mettendo a disposizione di tantissime persone di ogni età, etnia, religione in alcune delle zone più bisognose del mondo le competenze acquisite in campo sanitario. Splendido esempio del grande cuore dei sambenedettesi che non conosce confini”. «Ora è come se potesse ancora viaggiare occupandosi dei problemi del mondo per cui si è speso in un’intera vita, ma il suo porto di approdo sarà sempre quello di San Benedetto del Tronto. – conclude Troli – Il Circolo dei Sambenedettesi saluta e abbraccia la moglie Franziska, le figlie Sabine e Irina, e manifesta sentita vicinanza umana al loro dolore».

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