di ROSITA SPINOZZI –
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un suggestivo viaggio attraverso la bellezza della parola e della musica; un ponte emotivo in bilico tra cultura europea e latina, teatro e poesia, sentimento e melodia: in altre parole “Amor y Tango”. Lo spettacolo portato in scena, domenica 24 agosto al Teatro Concordia, da uno straordinario Michele Placido con Davide Cavuti Ensemble, è molto più di un semplice recital. È un prezioso momento di riflessione profonda su temi universali e di condivisione con il pubblico, subito entrato in empatia con Placido, in grado di unire in modo mirabile la potenza evocativa della recitazione al sentimento di nostalgia tipico del tango. Decolla così in grande stile la rassegna culturale “Versi di fine estate”, organizzata da Seventeen Eventi con la direzione artistica di Simone Santini, il patrocinio e il contributo del Comune di San Benedetto del Tronto e della Bcc del Piceno.
«Un congedo poetico all’estate, una serata magica per la nostra città. È un onore per tutti noi ospitare un grande maestro come Michele Placido in un luogo dove la cultura diventa esperienza collettiva e accessibile a tutti» hanno detto l’assessore alla cultura Lia Sebastiani e il vicesindaco Laura Camaioni, salite sul palco del Concordia per dare il benvenuto al celebre attore e regista. Le avverse condizioni climatiche hanno impedito allo spettacolo di andare in scena in Piazza Bice Piacentini, nel cuore del Paese Alto. Ma
quella che inizialmente sembrava essere una “penalizzazione” in realtà si è trasformata in un indimenticabile momento di raccoglimento collettivo in cui, onore al merito, grazie al talento di Placido e dei bravissimi musicisti, ci siamo sentiti tutti parte integrante di un momento di alta poesia e musica. Il pubblico, silenzioso e partecipe come non mai, è diventato un “corpo unico” pronto a vibrare all’unisono sull’onda emotiva delle parole pronunciate dall’attore, seguendo poi il ritmo delle note che aleggiavano nell’aria.
Inizia così il viaggio di Michele Placido sulla bellezza dei versi di Gozzano, sulla concezione di Edgar Lee Masters – che parafrasando un suo componimento, “ha conosciuto il silenzio” – relativa il fatto che soltanto la musica trova linguaggio, sulla simpatica vena ironica dell’uccellino di Trilussa, per poi farci respirare l’aria dell’ermo colle di Giacomo Leopardi con “L’Infinito”. Poi è la volta del suo preferito, Gabriele D’Annunzio e il capolavoro assoluto de “La pioggia nel pineto” che Placido decanta con una intensità da far venire i brividi. Per lui il testo dannunziano è talmente moderno da poter essere “paragonato” al rap, chiaramente in termini di scansione metrica. Audace e pertinente anche il parallelismo che l’attore ha rilevato tra la pioggia dannunziana e “l’acqua” di Stanley Kubrick (2001: Odissea nello spazio), ovvero l’acqua in cui è immerso il feto di Bowman che dallo spazio profondo osserva la terra. In entrambi i casi sinonimo di vita. Non sono mancati aneddoti personali e ricordi di gioventù legati alla sua terra natìa (in provincia di Foggia), in un crescendo di emozioni che hanno toccato il cuore dei presenti. Placido ci ha fatto generosamente dono non solo del suo talento, ma anche della sua anima.
Infine una triste riflessione sulla guerra e il dilagare della violenza in contrapposizione alla bellezza dell’Arte che, però, non può fare “miracoli”. E torna a citare Masters: solo la musica trova linguaggio. Il cerchio si chiude. Parte la musica, arrivano gli applausi: impetuosi, sinceri, affettuosi. Placido ci abbraccia virtualmente dal palco in un gesto più eloquente di tante parole, conclude dicendo di aver sentito il pubblico vicino e partecipe, come se fossimo stati tutti sul palco con lui. Ed è vero. Serate come queste fanno bene all’anima. E dopo Michele Placido, il viaggio con i “Versi di fine estate” proseguirà sabato 13 settembre con Giancarlo Giannini, icona vivente del cinema italiano. Ci attendono altre emozioni.
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