di ALCEO LUCIDI –
La conferenza di Filippo Massacci si è svolta sabato scorso a Grottammare, presso l’Ospitale delle Associazioni, quale ultimo appuntamento della nutritissima programmazione stagionale invernale dell’Associazione culturale “Blow Up” –
GROTTAMMARE – L’Odissea è un racconto universale che narra della nostra condizione umana? Si tratta di un poema ancora attuale che parla alle nostre coscienze? Ha per tema principale un semplice viaggio di scoperta o, nelle diverse trame che ne sorreggono la struttura e l’identità, è la metafora stessa del viaggio dell’esistenza umana? E ancora: Odisseo, più che una figura astratta e fissata nell’Antichità, è un moderno eroe, capace di rompere con gli schemi del suo tempo, di autodeterminarsi, artefice del proprio destino? Sono queste le domande che si è posto – e ha posto – alla platea Filippo Massacci nella conferenza dal titolo “L’Odissea poema del mare e del ritorno” svoltasi a Grottammare presso l’Ospitale delle Associazioni sabato 24 maggio, ultimo appuntamento della nutritissima programmazione stagionale invernale dell’Associazione culturale “Blow up” già pronta per imbarcarsi nelle iniziative culturali estive tra cinema, teatro, l’imperdibile rassegna “Apriti cielo”.
Con la passione, la competenza e il rigore di studioso che lo caratterizzano, Massacci si è intrattenuto di fronte ad un numeroso pubblico – una novantina di persone, da notare bene, delle età più diverse – spiegando innanzitutto le origini del poema che si perdono tra mitologica epica e realtà storica. Dall’epopea di Gilgameš (poema della Mesopotamia databile attorno al 1900 a.C., una delle più antiche opere letterarie a noi pervenute) passando per la nascita dell’alfabeto ad opera dei Fenici (XII secolo) fino all’epoca greca e in particolare al VI secolo a.C. quando Pisistrato, tiranno di Atene, decide di codificare la lunga tradizione di racconti orali in un solidocorpus di storie trascrittein due volumi che sono divenute, da un lato, l’Odissea e, dall’altro, l’Iliade.
Filippo Massacci nella sua trattazione abbraccia la teoria dell’Odissea come un libro fondativo della cultura occidentale, frutto non del genio di un solo autore (Omero, probabilmente un poeta cieco, figura idealizzata) ma del contributo di più scrittori che hanno alimentato la costruzione di un’identità comune all’intera civiltà greca antica. Il viaggio del protagonista – Odisseo poi divenuto Ulisse nella traduzione in lingua latina che ne fece nel III secolo Livio Andronico, greco di Taranto poi divenuto “liberto” – nelle sue innumerevoli peripezie, all’interno dei drammi che vive, racchiusi nei 24 libri che condensano la sua spericolata vicenda, ne è una evidente dimostrazione.
Intanto l’Odissea è l’unico libro in cui si parla diffusamente della Guerra di Troiao, meglio, della sua conquista.Nei diversi episodi della gesta epiche di Ulisse poi si passa in rassegna luoghi e personaggi appartenenti alla mitologia greca che sono alla base della storia ellenica e della cultura patriarcale ad essa collegata: Agamennone, Antinoo, i Proci (pretendenti al trono di Itaca in assenza di Ulisse). Diverse sono anche le donne del poema a cui Omero attribuisce una caratterizzazione ideale: in primis Penelope, fedele coniuge e a cui tende il ritorno dell’eroe, Circe, dea-maga piena di astuzie, Nausicaa, principessa dall’animo gentile e, tra le altre, Calipso dalla seducente bellezza.
La trattazione di Massacci ad ogni modo fuoriesce dalla descrizione dei fatti del poema, peraltro presenti all’immaginario collettivo, ma si sofferma soprattutto sulle implicazioni e la portata dell’opera rispetto alla letteratura ellenica successiva e sui condizionamenti operati nelle tradizione letterarie moderne, tenendo presenti i capisaldi che plasmano l’intera narrazione: la ricerca di sé stessi e delle proprie radici, la presa di consapevolezza del proprio essere, la vita vissuta che diventa storia e la scrittura come strumento di conoscenza.
La lista dei prestiti dall’Odissea sarebbe lunga ma qui vale la pena accennarne alcuni su cui lo studioso si sofferma: le tragedie di Euripide e in special modo Ifigenia, Esiodo e la sua Teogonia, Apollodoro con le reinvenzioni delle avventure di Odisseo, fino a giungere all’abbate Fénelon che nelle Avventure di Telemaco (siamo nel 1699, un bel balzo in avanti!) attraverso uno scritto di edificazione morale, ad uso del Delfino di Francia, il duca di Borgogna, nipote di Luigi XIV e suo direttore erede al trono, immagina di condurre Telemaco attraverso i paesi dell’Antichità tracciando evidenti parallelismi con la monarchia assoluta francese. Potremmo anche citare Manzoni, ispiratosi per i suoi Promessi Sposi, a Fénelon, Giovanni Pascoli (Il sonno di Odisseo dai Poemi conviviali) e, notissimo, l’Ulisse di Joyce, capolavoro assoluto del Novecento e racconto anti-epico per eccellenza, che vede l’ebreo irlandese Leopold Blum impegnato nelle peripezie di un giorno qualunque, il 16 giugno 1904, tra gente qualunque.
È quindi del tutto evidente che l’Odissea è stata fonte di ispirazione incessante nei secoli e che continua a parlarci ancora oggi, anche grazie alle abbondanti trasposizioni artistiche e cinematografiche, in un mondo bisognoso del buon uso della libertà di Ulisse intesa come libero arbitrio e autonomia d’azione per incidere sul presente.
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