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venerdì, Marzo 13, 2026
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“Dendrocronologia umana” di Sabrina Galli, un richiamo alla consapevolezza del nostro destino

di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

A partire dal titolo, c’è l’incanto. Dendrocronologia è un termine bellissimo, circolare esattamente come gli anelli degli alberi che vuole conteggiare, come le parole del greco antico dalle quali trae origine: δένδρον(déndron), albero, χρόνος (chrónos), tempo e λόγos, (lógos), studio ma anche parola. Ogni anno un nuovo anello, una nuova crescita, un sapere che avanza, un’esperienza che si racconta. Una bellezza che è vita. Dendrocronologia umana è la raccolta poetica di Sabrina Galli, Pequod Edizioni, totalmente dedicata a ciò che è umano, nello svolgersi del sentimento e dell’attesa, nel rapporto con il sé e con l’altro, con la natura e l’enigma dell’esistenza. Sabrina osserva l’Uomo e le sue eterne contraddizioni, i suoi tormenti e gli sguardi alla speranza, i suoi errori e le sue fatiche, nella lotta per il bene accerchiato dal male. Osserva la Donna, vera figlia del Creato, esploratrice di bellezza e salvezza, navigatrice delle risorse, dispensatrice di nuove certezze, quelle che superano tutti i lividi che il mondo ha riversato, dalla clava dei tempi remoti, ai click di frustrate e aggressive modernità. L’autrice, che conosciamo anche per il suo impegno nel parlare di etica e di una metafisica della morale attraverso la scrittura, poesia e prosa, si è letteralmente immersa nei versi di quest’ultimo suo lavoro editoriale nel tentativo, riuscito, di cercare le parole giuste per dare un’anima al senso e spessore alla metrica. Ci sono suoni, nelle parole, ci sono luoghi mentali nei versi. Per ogni androne che abbiamo varcato, per ogni scala che abbiamo salito, abbiamo ascoltato tutti i battiti del cuore, il nostro e quello dell’umanità intera, metaforicamente parlando. Ci siamo misurati, interrogati, specchiati. Abbiamo respinto le paure o da esse ci siamo lasciati avvolgere ed abbattere. Così è l’esistenza, tra scivolate involontarie e consapevoli cattiverie, nella fatica di rialzarci e prendere una nuova rincorsa, verso un miraggio o una certezza, un’illusione o un’illuminazione. Verso noi stessi, senza mai arrivarci per davvero. Ci sono mete che sono fari ma senza una destinazione definitiva. Così è il susseguirsi del tempo, quella somma di anni e di giorni che chiamiamo vita. Tutto questo si respira in Dendrocronologia umana, chiamandoci alla consapevolezza del nostro destino, chiedendoci, tra le righe e nel fluttuare dei versi, nel gioco ritmico delle punteggiature misurate, di rianimare l’amore per gli anelli di quegli alberi, per quella Natura che ci ha ospitati e protetti. Troppe volte tradita, osteggiata, ignorata quasi fosse nemica. In quegli anelli c’è tutta la Storia, la loro, la nostra. E il nostro futuro, nell’incedere stanco ma pur sempre vitale di una Umanità in cerca di dignità. E di nuova fede.

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