Prove Invalsi, tra ansie e certezze. I docenti dicono no

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di GIUDITTA CASTELLI –

Le prove Invalsi nella scuola primaria: da accogliere o bocciare? Il quesito dilaga sui vari gruppi facebook  dedicati ai docenti i quali, a loro volta, esprimono un parere non favorevole. Prima di entrare nel cuore della questione, ricordiamo chel’Invalsi è un Ente di ricerca dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, erede del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) istituito nei primi anni Settanta,  al quale il Ministero dell’Istruzione, a partire dall’anno scolastico 2006-2007, ha affidato il compito  di  misurare l’efficienza del sistema formativo italiano dalla scuola primaria a quella secondaria di secondo grado, attraverso  prove standard per tutto il territorio nazionale.

A tal proposito,  delle 164 risposte rilevate dal gruppo “Docenti divertenti”, il 27%  considera le prove Invalsi inutili, il 3% troppo difficili, il 4% uno spreco di denaro, il 9% da abolire. Il restante 56% fa riferimento allo stress per i bambini, alla carta straccia, alla perdita di tempo. Fra le risposte più argomentate, Zina Cipriano sostiene che le prove Invalsi siano «incoerenza allo stato puro e non guardano affatto alla specificità del singolo. Sono prove uguali per contesti ambientali e di vita molto diversi tra loro. Credo che anche in questo caso si guardi più al guadagno che all’effettiva utilità delle stesse». Per Germana Pansini «dovrebbero essere eliminate. Mettono solo ansia nei bambini ma anche tanta competizione tra i docenti».  Una sola risposta fuori dal coro, quella di Irene Logato: «Ritengo sia probabilmente l’unico modo per tarare il livello di apprendimento su scala nazionale. Sono prove ben fatte poiché testano competenze, quindi mi sembrano rispettose dei differenti modi di insegnare e apprendere. La grande bufala che mettono gli alunni in agitazione è inventata dai docenti che si sentono giudicati dagli esiti delle prove, anzichè utilizzare i dati per orientare il loro lavoro». Ma anche il filologo, storico e saggista Luciano Canfora  ha definito le prove  una “mostruosità senza senso che premiano chi è più dotato di memoria, non chi ha spirito critico”.

Intanto le prove Invalsi restano un incubo per le dirigenze che stanno investendo tempo e risorse, un incubo per genitori e alunni costretti per mesi ad esercitarsi a scuola e a casa sui “quizzoni”. Un incubo per i docenti che sui risultati del “quizzone” sacrificano lo studio della lingua italiana intesa come scoperta. Pertanto se da un lato il test Invalsi è uno strumento come un altro che, se ben usato, può essere utile, dall’altro non può  mettere a rischio la nostra Cultura. Una lingua è il pensiero, il cuore di un popolo e non è di certo l’omologazione del  pensiero a renderci uguali. Le prove Invalsi così come sono strutturate oggi misurano il tecnicismo, la memoria breve, il significante e non il significato, la competenza comunicativa più che espressiva.  Ignorano la creatività quando invece il pensiero divergente è il solo a dare valore alla persona. Cuore e ragione, poesia e scienza devono camminare insieme.

E poi che dire della situazione reale delle nostre singole scuole? Ci sono scuole che mancano di tutto, anche della carta igienica. Scuole dove è difficoltoso anche fare fotocopie, dove i bambini non hanno mai visto una LIM. Docenti che operano in zone a rischio dove la povertà e la devianza sono la normalità e che ogni giorno si trovano ad  affrontare situazioni difficilissime. E poi che dire della situazione reale delle nostre singole scuole? Lim solo per le classi privilegiate, Lim senza software….non ci sono i soldi! Le prove invalsi possono essere una buona idea, da rivedere alla luce della nostra Cultura e della nostra situazione reale. In una scuola pubblica poi dove l’inclusione è morale, ci sono ritmi diversi, si richiedono agli alunni anche competenze diverse che investono la convivenza civile e il cuore. Fare una graduatoria delle scuole in base alle prove invalsi lo considero poi non etico e amorale. Nel frattempo è già stato fissato il calendario per la somministrazione delle prove Invalsi nella scuola primaria: 3 maggio Inglese (V), 9 maggio Italiano (II e V), 11 maggio Matematica. Saranno invece le singole scuole a stabilire le date per i test (online) per le terze della scuola media, e per le seconde della scuola superiore. L’Invalsi stabilirà la date per la somministrazione nelle classi campione.