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martedì, Aprile 21, 2026
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Morgan Freeman accusato di molestie. Cade il muro di omertà

di ELIANA NARCISI (ELIANA ENNE) –

Otto donne lo accusano e altrettante riferiscono di aver assistito a comportamenti inappropriati. Commenti pesanti e volgari, approcci indesiderati, sguardi insistenti, inviti a voltarsi per farsi ammirare dal lato b. A quanto pare, è con queste denunce che è destinata a chiudersi la brillante carriera di Morgan Freeman, 81 anni a giugno, Premio Oscar per “Million dollar baby”, un Golden Globe alla carriera e una miriade di altri importanti riconoscimenti che hanno fatto di lui una delle personalità più influenti per la comunità afro-americana. «Chiedo scusa a chi si fosse sentita offesa» dichiara oggi «Chi mi conosce sa che non sono una persona che offenderebbe intenzionalmente, o farebbe qualcosa per far sentire a disagio qualcuno».

Ad accusarlo sono assistenti, stagiste, giovani al lavoro sul set del film Insospettabili sospetti (2017) e altre impiegate presso la sua Casa di produzione Revelations Entertainment. Il contenuto delle denunce è simile in tutti i casi. Commenti pesanti, palpeggiamenti, carezze prolungate, pacche sul fondoschiena. «Quando veniva per girare una scena, sapevamo che non potevamo indossare niente di aderente o minimamente scollato». La giornalista della CNN Chloe Melas, all’epoca visibilmente incinta, racconta che l’attore, alla fine della conferenza stampa del film, l’avrebbe trattenuta più a lungo per osservarle il pancione e dirle «Vorrei essere lì».

Che le denunce siano fondate o meno, lo stabilirà la magistratura. Una cosa è certa, da quando è esploso il caso Weinstein (che per inciso, dopo oltre settanta denunce e mesi di indagini, è stato raggiunto da un mandato di arresto e si starebbe consegnando spontaneamente alla Polizia proprio in queste ore), le pagine dei giornali non bastano più. Il muro di omertà è definitivamente squarciato e si sta facendo sempre più forte la convinzione che certi comportamenti non vanno più accettati passivamente, non devono più essere tollerati, a prescindere da quanto famoso e potente sia a commetterli.

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