Le Fonti del Clitunno, un angolo di Paradiso

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di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

Tra la corrispondenza di Plinio il Vecchio, lo scrittore naturalista e filosofo, vissuto nel primo secolo, c’è una lettera ad un amico in cui scrive: «Hai mai veduto le Fonti del Clitunno? Se non ancora, e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato, valle a vedere. Io le ho viste da poco e mi rammarico di averlo fatto troppo tardi». In tempi più recenti, un ispirato Giosuè Carducci, dopo aver visitato il luogo nel 1910, compone “Ode alle Fonti del Clitumno” che apre con: «Ancor dal monte, che di foschi ondeggia/ frassini al vento mormoranti e lunge/per l’aure odora fresco di silvestri/salvie e timi,/scendon nel vespero umido, o Clitumno,/a te le greggi: a te l’umbro fanciullo …». Nell’oggi, se visiti Norcia e vuoi fare un giro verso Foligno, percorrendo l’antica strada Flaminia, o se da Foligno t’incammini per Spoleto, ecco che passi comodamente per Campello sul Clitunno. Parcheggi, acquisti il biglietto d’ingresso e ti godi un angolo di Paradiso.

Le Fonti del Clitunno sono un gruppo di sorgenti sotterranee che vanno a formare un piccolo lago le cui acque sono talmente limpide da sembrare irreali con i loro riflessi smeraldo. Dal laghetto nasce il fiume Clitunno. Ai tempi di Plinio il Vecchio, il fiume era più ampio e navigabile e costeggiato da ville e terme. Fu il potente terremoto del 440 d.C. a cambiare le cose disperdendo le vene, destrutturando quella meraviglia che però non poteva e non doveva andare perduta. Infatti, un lungimirante Conte Paolo Campello della Spina, nel 1860, dà avvio ad una serie di interventi naturalistici per ridare piena bellezza al laghetto e al contesto, piantumando salici e pioppi tutt’intorno. Ed è ciò che vediamo oggi.

Quando si è lì, è praticamente impossibile non sedersi qualche istante, dopo una passeggiata per i sentieri, oltre il tempo e la storia, e perdersi nel seguire il placido galleggiare dei cigni. Ogni impegno può attendere. Ogni pensiero può restare sospeso. E tornano in mente i dipinti di Monet, di Cézanne, con quei giochi di luci e ombre, con i colori vividi, che ritroviamo in forma reale nel bel parco umbro. Quasi avverti gli echi di riti di passaggio, come un delicato sottofondo musicale, diffuso e insondabile: nell’antichità venivano celebrate delle feste primaverili, chiamate “Sacra Clitumnalia”, dedicate al dio Clitunno che, secondo le credenze popolari, abitava nelle acque più profonde.

Se poi avete un po’ di tempo in più, ecco che vicino alle fonti, a Pissignano, c’è il Tempietto di Clitunno, costruito nel V secolo d.C. e che è stato riconosciuto dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. È considerato uno dei sette gioielli dell’architettura longobarda italiana. E sempre a due passi in automobile, è da vedere il borgo che dà nome alle fonti. Campello sul Clitunno è un comune di quasi 2.400 abitanti, in provincia di Perugia, suddiviso in Alto e Basso. Campello Alto è il nucleo storico dove possiamo visitare il Castello costruito nel 921 e che mantiene le antiche mura sostanzialmente intatte. A Campello Basso c’è la chiesa della Madonna della Bianca, in piazza Garibaldi, risalente al XVI secolo.

C’è una nuova leggerezza quando risaliamo in auto per ripartire. La bellezza del posto, quel suo modo di contenere storia, mitologia, grandiosità e semplicità, fasti e quotidianità, lascia nel visitatore una sensazione originale. Torna alla mente il cigno che gioca con i riflessi, con le ombre dei salici e i fasci di luce tra i rami, torna quel sentore che l’acqua, nella sua essenzialità, ha affascinato persone dello spessore di Virgilio, George Byron, poeti di ogni secolo ma anche chi vive di semplice quotidianità tra desideri ed ambizioni che non varcheranno la notorietà domestica. Ecco, la bellezza totalizza, appaga e chiede solo di essere riconosciuta, chiede che ci si lasci andare, che si viva il momento soavemente e senza attese.

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