“Figli di Maam”, il film di Paolo Consorti proiettato al Museo Macro di Roma

430

di REDAZIONE –

Il film di Paolo Consorti verrà proiettato anche il 14 febbraio, alle ore 17, nella Sala Cinema del Macro-Museo d’Arte Contemporanea di Roma – 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il film dell’artista sambenedettese Paolo Consorti è stato proiettato al Museo Macro di Roma. Alla presentazione, lo scorso 4 febbraio, hanno partecipato il direttore del Festival di Pesaro Pedro Armocida, il redattore di Taxi Driver Stefano Valente, il direttore del Macro Giorgio De Finis. “Figli di Maam”, scritto e diretto da Paolo Consorti, è stato prodotto da Giuseppe Lepore, con Luca Lionello. Il film è stato girato interamente dentro Metropoliz, una fabbrica abbandonata alla periferia di Roma. Un luogo unico, un ex fabbrica occupata da persone di varie etnie, che hanno ricavato negli spazi diroccati dell’edificio le proprie abitazioni. Il film nasce come performance artistica, intorno alla quale Consorti ha costruito una storia
mescolando la realtà di Metropoliz e della mostra, con i suoi visitatori, alla tradizione iconografica cristiana, tentando una rilettura modellata sul presente del testo Evangelico.

Paolo Consorti è stato invitato a partecipare all’inaugurazione della mostra Metropoliz, negli spazi chiamati MAAM – un insolito museo dentro la fabbrica abbandonata che convive con questa città meticcia e imprevedibile – da Giorgio De Fenis. Proprio il contesto di sorprendente energia e creatività delle opere d’arte, installate negli spazi dell’ex fabbrica e nelle abitazioni dei “metropoliziani”, ha costituito la scenografia naturale del film di Paolo Consorti. Tra il cast, oltre le partecipazioni straordinarie di Franco Nero, Alessandro Haber e Michelangelo Pistoletto, Consorti ha potuto contare su Fred Paradiso Rosati, Cinzia Carrea, Mauro F Cardinali, Roberta Scardola, Simonetta Ingrosso, Gianni Rosato, Maja Lionello, Roberta Pedrelli. La colonna sonora del film è di Gerardo Casiello.

«Amo lavorare in contesti reali, far nascere l’opera d’arte nei luoghi dove
pulsa la vita vera. – afferma l’artista-regista, Paolo Consorti – Metropoliz è vita nella sua forma più naturale, gente che chiede solo uno spazio e il rispetto della propria dignità. Il luogo e il contesto mi hanno coinvolto moltissimo, e sono stati lo spunto per innescare un’avventura creativa che per me è un’esperienza vibrante, ancora più radicale
delle performance e dei lavori filmici che ho realizzato in passato, come il mio San Gennaro in mezzo all’immondizia di Napoli, o l’Erode impazzito dentro un presepe vivente».

«In questo bel film di Paolo Consorti – scrive Stefano Valente su Taxi Driver – è in gioco niente meno che la questione del rapporto tra redenzione ed arte. È in gioco la “redenzione dell’arte” – qui si tratta di un genitivo equivoco che è insieme un genitivo soggettivo ed oggettivo. Si comincia con la domanda: è l’arte capace di redimere? Per finire con la domanda: oppure anche l’arte deve essere redenta? L’opera di redenzione di Giovanni redivivo si rovescerà al punto tale da porre la questione della redenzione dell’opera. In altri termini questo significa porsi la domanda sulla capacità redentiva dell’opera d’arte. Può l’arte da sola dar senso al non senso delle nostre esistenze? Ebbene già solo per il fatto di ritrarre in immagine questo nostro mondo, che ormai cade in pezzi, l’arte mette in atto una operazione di cosmesi».

Copyright©2019 Il Graffio, riproduzione riservata