Viaggio in Thailandia, un mondo diverso dove tutti sorridono

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di AMERICO MARCONI –

A gennaio in Italia arriva il freddo. C’è a chi piace e chi invece sogna un posto al caldo. Se si hanno almeno dieci giorni e voglia di volare, è consigliata la Thailandia. Un amico suggerì: «Luogo adatto a noi, popolo di lamentosi, perché giù tutti sorridono!». Una provocazione che vale un viaggio. Per iniziare bene: Thai Airways. Definita anni fa una delle più giovani compagnie del mondo, per età dei velivoli e del personale. Al di là degli slogan una musica che incanta, il sorriso discreto delle hostess e un saluto a mani giunte, saranno l’accoglienza in aereo. Tutto suggerisce l’entrata in un mondo diverso. Dodici ore di volo, già estranianti, portano alla capitale Bangkok. Aria calda e umida, caos e rumore. Ma basterà incontrare un monaco buddhista vestito d’arancione, con la ciotola dell’elemosina e il suo ineffabile sorriso, per capire che la prima impressione era giusta. Siamo giunti in un mondo differente dal nostro. Una volta in hotel sul comodino in bella vista il libro “The teaching of Buddha” (L’insegnamento del Buddha).

Siddharta nacque principe nel VI secolo avanti Cristo. Già sposato e con un figlio ebbe modo di vedere un vecchio, un malato, un morto e un monaco. Aveva 29 anni e capì che tutto ciò per cui era vissuto non valeva niente. Fuggì e per sei anni fu asceta. Stremato e sconfitto sedette sotto un albero di fico e vi rimase 49 giorni in meditazione. Superò ogni falsa credenza, vinse tentazioni, scoraggiamenti e infine divenne il Buddha, il Risvegliato. Insegnò che tutto è sofferenza, che alla base del dolore c’è il desiderio e che vincendo il desiderio si sconfigge la sofferenza. Raggiungendo così il nirvana, la totale liberazione.

Adesso possiamo avviarci per i tanti luoghi da visitare. Giardini, templi, mercati, in un tripudio di colori e profumi. Tra i tanti Buddha non si perda il Buddha disteso nel Wat Po (Wat sta per tempio). Una statua ricoperta di lamina d’oro lunga 46 metri e alta 15. Sulle piante dei piedi 108 intarsi in madreperla narrano i suoi meriti. Il Buddha è in questa posizione a rappresentare la conquista dello stato di liberazione, il nirvana. Vale la pena un salto al Wat Mahathat, col suo Buddha d’oro. Alto tre metri e pesante mezza tonnellata, scoperto per caso nel 1953; quando per un urto si scrostò il gesso che lo ricopriva e venne fuori l’oro in tutto il suo splendore. Ambedue le statue sono caratterizzate da un sorriso simile a quello dei monaci: soave e indescrivibile.

Si riparte, ci aspetta il mare. Con un’ora di aereo potremo scegliere località una più incantevole dell’altra. Dalle spiagge bianche dell’isola di Phuket nell’Oceano Indiano, a Krabi con le sue pareti di arrampicata, alla meno frequentata Koh Samui nel golfo del Siam. Dovunque gli elefanti, animali molto amati in Thailandia, ci scruteranno coi loro occhi profondi. Di una cosa possiamo essere certi: se li abbiamo frequentati per qualche giorno loro si ricorderanno di noi per anni. Come è accaduto a me con Booky. Un elefantino che porta in groppa i bimbi sui marciapiedi affollatissimi di Kata. Ci rivedemmo dopo anni e al mio richiamo iniziò a darmi baci con la molle punta della proboscide. Ed io in lacrime, pensavo alle migliaia di persone morte per lo tsunami e a lui che si metteva in salvo nuotando forte e libero.

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