Paola Egonu, il nuovo volto della pallavolo che schiaccia i pregiudizi

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di ELIANA NARCISI (ELIANA ENNE) –

É la vera protagonista di questi Mondiali. La chiamano “la ragazza che vola”, perché è capace di schiacciare la palla staccandosi quasi tre metri e mezzo da terra. Classe 1998, un metro e novanta di altezza, gambe lunghe quanto un’autostrada e una potenza incredibile nelle braccia, Paola Egonu ha un attacco che supera i cento chilometri orari. Senza nulla togliere al resto della squadra, dobbiamo principalmente a lei il successo raggiunto in Giappone e al suo punteggio personale, il più alto della competizione. Ma l’importanza della sua presenza nella nostra squadra non è solo sportiva.

Paola è l’esempio vivente di come il futuro possa essere multietnico e di quanto lo sport favorisca l’integrazione. I genitori sono immigrati nigeriani giunti nel nostro Paese in cerca di fortuna, papà Ambrose fa il camionista e mamma Eunice è infermiera. Lei nasce a Cittadella, in provincia di Padova, meno di venti anni fa. Adolescente timida, introversa, trascorre la maggior parte del tempo chiusa in camera da sola e così la mamma la invita a chiedere di far parte della squadra della scuola, certa che l’aiuterà a socializzare. Ritrovarsi in palestra in mezzo a tante sconosciute che la fissano, però, la mette a disagio, così scappa prima di finire l’allenamento e torna a casa, giurando che non ci proverà di nuovo.

É di nuovo sua mamma che la sprona, crede che l’idea di integrarsi attraverso lo sport sia possibile. E ha ragione, Paola inizia a divertirsi, fa amicizia e viene fuori che è proprio brava. Perché il razzismo esiste, certo, ma c’è anche la realtà di semplici coetanee che fanno gruppo con normalità e se ne fregano del colore della pelle. Ha solo quindici anni quando viene tesserata dal Club Italia, gioca in serie B, fa numeri talmente alti che un anno dopo è già nella Nazionale Under 18, con cui arriverà a vincere un oro mondiale. Molti i premi individuali vinti, una Coppa Italia, una Supercoppa. E oggi l’argento in Giappone, dopo ben sedici anni che mancavamo dal podio.

Paola è per sua stessa ammissione una afro-italiana convinta, orgogliosa di indossare la maglia azzurra, perché un’appartenenza non esclude l’altra, una nazionalità non è superiore all’altra né deve schiacciarla o disprezzarla. Lo sport dimostra che si può vincere azzerando le differenze. «C’è ancora chi mi offende per strada, sull’autobus.» ammette. «Quando entro in un supermercato, capita che la commessa mi segua perché pensa che in quanto nera potrei rubare qualcosa. Una volta ci piangevo, ma i miei mi hanno spiegato che non tutti hanno la giusta mentalità. Ecco, io dico ai genitori provate a conoscere culture diverse, insegnate ai vostri figli a non averne paura e vedrete che non faranno più battute offensive».

Oggi vive a Milano, si è diplomata in ragioneria e sogna di proseguire gli studi come avvocato. Auguri Paola, sei così in gamba che oltre ai palloni schiaccerai pure i pregiudizi!

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