George Orwell, “1984” rischia di diventare “2022”. Impediamolo…

Dipinto di Maxs Felinfer, “Senza pensieri”, Olio su tela, 100 x 140 cm

di PATRICIA VENA –

Lo so, lo so, negli ultimi due anni “1984”, il capolavoro di George Orwell, è stato usato, e sfruttato, dall’intera schiera di negazionisti, complottisti, no vax, no mask, no pass, no tutto, nel tentativo di avvalorare la loro tesi secondo cui siamo sottoposti ad una “dittatura sanitaria” ed altre amenità simili. Solo che tra tutti quelli che citano Orwell probabilmente una buona maggioranza non lo ha mai letto, e quelli che lo hanno letto non ci hanno capito assolutamente niente. Perché le critiche che il romanzo rivolge riguardano proprio loro. Ecco, ci tenevo a chiarire che questo mio scritto su “1984” non c’entra assolutamente niente con le teorie complottistiche e cospirazioniste che tanto vanno di moda di questi tempi. George Orwell scrisse il romanzo nel 1947, dopo la devastante seconda guerra mondiale che ha sconvolto tutta l’Europa e il mondo.

Si tratta di un romanzo distopico che immagina un’evoluzione del mondo post guerra in una divisione in tre grandi nazioni: Oceania, Eurasia ed Estasia. Costantemente in guerra tra loro, ma alleandosi una volta con una o con altra nazione a seconda degli interessi nazionali e sovranazionali. L’Ocenia è lo stato in cui vive il protagonista, Winston Smith. La struttura che domina la società è il Partito, un’istituzione di cui nessuno sa nulla di preciso, ma che esercita un potere assoluto ed è dominata da una figura che viene chiama Grande Fratello, la cui effige è visibile ovunque, insieme al minaccioso messaggio: “Il Grande Fratello ti guarda” e agli slogan che stanno alla base dell’ideologia del Partito e della società: La guerra è pace, La libertà è schiavitù, L’ignoranza è forza.

Devo dire che dalla prima volta che lo lessi, ormai qualche decennio fa, questo libro mi è rimasto impresso e mi torna spesso in mente. Ma negli ultimi tempi sta accadendo con maggiore frequenza, e ciò mi provoca una certa inquietudine perché alcuni elementi della nostra realtà cominciano a somigliare anche troppo a certi aspetti di “1984”. Ci sono due di questi aspetti che mi colpiscono particolarmente. Uno è proprio quello del permanente stato di guerra tra i tre Stati, che cambiano periodicamente l’alleato e il nemico da combattere. Nel romanzo si fa capire chiaramente che tale strategia ha come obiettivo ottenere una pace interna nei singoli Stati, e che avere un nemico, ora questo domani quello, contribuisce a dare una coesione tra i cittadini che allora non si concentreranno sui loro problemi sociali, politici ed economici.

Ecco qualche citazione tratta dal romanzo, per avere un’idea di quali erano le caratteristiche della società in cui si svolge:

«Il potere è un fine, non un mezzo. Non si instaura una dittatura al fine di salvaguardare una rivoluzione: si fa la rivoluzione proprio per instaurare la dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione, il fine della tortura è la tortura, il fine del potere è il potere».

«Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola “bipensiero” ne implicava l’utilizzazione.”

«Se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera».

Mi viene in mente che per anni, dall’inizio di questo millennio, l’Occidente in cui viviamo ha avuto un grande nemico: l’Islam. Non il terrorismo islamico, non i terroristi di origini musulmane, no, tutti i musulmani, chiunque, anche se nato in Europa, ad esempio, ma di religione islamica, anche se non ha mai avuto alcun legame con gruppi terroristi, veniva subito considerato un nemico, o potenziale tale. Ora, da circa sei mesi, abbiamo saputo di avere un nuovo nemico: i russi. Non il governo russo, non il presidente russo, che a febbraio ha deciso di invadere l’Ucraina, ma tutti i russi. Anche quelli morti, anche gli scrittori, i musicisti, gli artisti in generale (si è tentato di censurare un corso su Dostoevskij, è stato cambiato il programma di uno spettacolo di danza che prevedeva un balletto di Tchaikovsky), anche gli sportivi (la nazionale di calcio russa non potrà partecipare ai mondiali quest’anno, in alcuni tornei di tennis i tennisti russi non vengono ammessi, e in tutti gli incontri di tennis il nome del giocatore russo non viene accostato alla bandiera né alla sigla della propria nazione, diventando praticamente degli apolidi).

Mi chiedo: se nel prossimo futuro, il nuovo nemico, come tutto fa immaginare, sarà la Cina, non vedremo più gli atleti cinesi nelle olimpiadi? Ma poi per noi italiani, visto che, secondo la storia e la tradizione, gli spaghetti furono portati in Italia, dalla Cina, da Marco Polo, cosa succederà? Verranno aboliti gli spaghetti? Censurati? Si creerà un “mercato nero” di spaghetti? Per quanto mi riguarda, poco male, ho sempre preferito la pasta corta. Ma per mio marito sarebbe una tragedia. L’altro aspetto che mi colpisce particolarmente negli ultimi tempi è quello del linguaggio: nella società raccontata nel romanzo è di grande importanza la creazione, e costante evoluzione, della “Neolingua”, l’idioma sviluppato e imposto dal regime del Grande Fratello.

Caratteristica della Neolingua è diventare sempre più “snella” per quanto riguarda la quantità di vocaboli che la compongono, a differenza di tutte le altre lingue. E nel libro viene spiegato chiaramente l’obiettivo di attuare tale riduzione: «Fine della Neolingua non era soltanto quello di fornire un mezzo di espressione per la concezione del mondo e per le abitudini mentali proprie ai seguaci del Socing (la dittatura del Socialismo Inglese n.d.r.), ma soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero» (Cit.)
Erano stati eliminati i sinonimi, considerati superflui, ed anche i contrari. Se esiste la parola “bello” basta dire “non bello” per indicare il contrario.

La cosa per me più inquietante è l’eliminazione del condizionale. Perché il condizionale è un’espressione di desiderio, di speranza, o anche di timore –  perché no? – riferite a qualcosa che “ora non è” ma domani, forse, sarà. Eliminando il condizionale si elimina ogni possibilità di esprimere pensieri che riguardino il desiderio. Il linguaggio è ciò che ci rende esseri umani, che definisce la nostra umanità, ed è intimamente legato alla nostra capacità di pensiero. È chiaro che, riducendo le possibilità offerte dal linguaggio, si riducono le possibilità di elaborare ed esprimere i pensieri.  E quindi le persone sono più facilmente gestibili e manipolabili. Ora, solo a me sembra che una certa evoluzione che si sta verificando nel linguaggio di tutti noi, in ogni lingua, vada pericolosamente in una direzione simile a quella della “Neolingua”? Non avete anche voi la sensazione che il nostro vocabolario stia diventando sempre più sottile, scarno, e scarso?

Chiaramente, in “1984” la “Neolingua” viene imposta dal potere, mentre nella nostra realtà le modifiche avvengono spontaneamente…o no? Ecco, credo che stia diventando impellente riflettere su certi aspetti del mondo e del tipo di società in cui viviamo, e cercare di fare, ognuno nel suo piccolo, uno sforzo per impedire che “1984” diventi “2022”.

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