Regione Marche, Acquaroli ai piccoli Comuni dell’Anci: «Condivisione per rilanciare le Marche»

di REDAZIONE –

ANCONA – «Costruire una visione condivisa che renda le Marche partecipi e protagoniste di un grande progetto di rilancio del territorio e della comunità regionale». È l’invito che il presidente Francesco Acquaroli ha rivolto in occasione della riunione del Coordinamento piccoli comuni e unioni di Anci Marche, convocato in videoconferenza. Un incontro dedicato all’emergenza epidemiologica e alle priorità dei piccoli comuni, dove il presidente ha portato il saluto. «Solo una visione autorevole, costruita sulla condivisione istituzionale, può portare a quel processo di internazionalizzazione di cui le Marche hanno bisogno». Acquaroli ha auspicato “un recupero delle potenzialità inespresse o male espresse dalle Marche, per abbracciare una visione e una progettualità costruita assieme. Partendo dal tema dell’Unione di piccoli comuni, la cui spinta non può venire solo dalla necessità di accorpare servizi o di beneficiare dei contributi previsti. Unire due comunità significa unire due identità, due culture e due tradizioni. Significa unire due percorsi per migliorare la capacità di vincere le sfide che abbiamo davanti”. Secondo il presidente, il successo “dipenderà dall’abilità di rilanciare l’intera regione sul piano culturale, sociale, economico e dei servizi offerti, non puntando su singole scelte, ma recuperando una visione unica. Alcuni input la Regione li ha proposti: dal progetto dell’albergo e del commercio diffuso che prenderanno forma nelle prossime settimane, a un’agenzia che guardi al turismo e all’internazionalizzazione con una visione integrata, all’evoluzione delle politiche europee come strumento a servizio delle piccole comunità, a un nuovo Piano sociosanitario dove i sindaci, protagonisti del territorio, possano ribaltare un sistema finora accentratore, per restituire una visione della rete ospedaliera più vicina alle comunità locali”. Acquaroli non nasconde che le sfide siano complicate: «Presuppongono un’adesione non solo politica ma istituzionale, come in quella della filiera della ricostruzione, dove non c’è chi vince e chi perde, ma solo, l’esigenza di raggiungere un obiettivo comune. Le Marche hanno perso forza attrattiva che dobbiamo recuperare, rendendo protagonisti e partecipi tutti i nostri territori».

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