Moresco, il borgo del tempo sospeso

Moresco (foto Wikipedia)

di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

Tra i più piccoli comuni italiani c’è Moresco, a 405 m.s.l.m., con circa 600 abitanti ed è uno dei Borghi più Belli d’Italia, nella provincia di Fermo, nelle Marche. Non c’è da chiederle la sua storia antica perché, come fosse una dama orgogliosa, non rivela la propria età. Sappiamo molto poco del passato antecedente l’anno 1000. Le origini si perdono nella carenza di documenti, così come c’è mistero sul nome. Forse Moresco deriva dalla famiglia dei Mori, ma non v’è certezza alcuna, pertanto non ci avventuriamo in ipotesi e teorie. C’è una certa vivacità storica, ben documentata, a partire dal 1083 che testimonia l’esistenza del Castello di Moresco e, successivamente, i vari passaggi. Dapprima da Tebaldo alla città di Fermo che, pur perdendolo in alcuni periodi, lo terrà fino all’Unità d’Italia, per poi diventare comune autonomo.

Piccolo com’è, Moresco è davvero un borgo, lo è per le dimensioni, ma soprattutto per un’estetica delle architetture, per la bellezza quasi indolente. Ovunque guardi, resti sorpreso. La sua forma ricorda, in alcune parti, una nave incagliata, tra la torre eptagonale, alta 25 metri, e la torre dell’Orologio. Tutt’intorno, colline e vallate a perdita d’occhio, con le tipiche case coloniche, i vigneti e gli uliveti. Ad est il mare, piacevolmente esteso, visto dall’alto, mentre ad ovest sono visibili i monti Sibillini. Nei giorni tersi, dai punti più alti, lo sguardo arriva al Gran Sasso e al Monte Conero.

Il turista non fa certo fatica a visitarlo nella sua interezza in breve tempo, tuttavia ne resta affascinato. Vuoi per il panorama collinare così ben dipinto dalle culture, vuoi per quel senso di sospensione del tempo, per quella bellissima sensazione che la vita vi scorre tranquilla, incontaminata da tensioni e modernismi, vuoi, come s’accennava poc’anzi, per quell’eleganza bizzarra, anomala, di mura e resti storici. Eppure, senza fretta, c’è da vedere alcune cose interessanti, oltre la semplice passeggiata già di per sé gradevole e soddisfacente.

Ad esempio, la bella Sala Consiliare che contiene la pala di Vincenzo Pagani. Si consideri, inoltre, che l’attuale piazzetta e il suo portico erano anticamente parte della navata della chiesa di Santa Maria in Castro che fu demolita. Sotto il portico, un bell’affresco, sempre per opera del Pagani. Altra “conversione” d’uso riguarda la vecchia chiesa di Santa Sofia che venne sconsacrata ed utilizzata come un piccolo teatro. Vi possiamo vedere un’opera in affresco della scuola del Crivelli. All’esterno delle mura, altri due edifici religiosi: la chiesa di Santa Maria dell’Olmo e il piccolo e grazioso santuario della Madonna della Salute.

Quest’ultimo richiede una breve passeggiata al di fuori del borgo, di circa un chilometro, in contrada Monti, nella direzione di Altidona verso il mare. Vale la pena andarvi, per l’architettura realmente originale, con la sua bella cupola bugnata in pietra. È un tempietto in parte seminascosto rispetto al piano stradale, ma lo si vede bene, sia a piedi che in auto. Ha un fascino che ammalia, esercitando un richiamo magnetico. Cattura lo sguardo, tanto del devoto che del turista attento a forme e contesti storici. Risale all’ottavo secolo.
Come tutti i borghi collinari, la vita turistica è prettamente estiva, calendarizzata da molti eventi. Tra giugno, luglio e agosto, l’amministrazione comunale propone concerti di musica classica e spettacoli teatrali in piazza Castello, nonché le suggestive serate di violino dalla torre.

Celebre e di gran richiamo la Cena Medievale che ricorre il terzo venerdì di luglio. Come facilmente intuibile, si tratta di una cena dove tutto è riportato all’epoca medievale: ricette, abbigliamento dei personaggi in costume, illuminazione a base di torce e bracieri. Naturalmente non può mancare l’accompagnamento musicale, anch’esso coerente con il tempo storico. Altro periodo da mettere in agenda è quello che va dal 9 all’11 agosto: si svolge la sagra storica di Moresco. A parte i richiami turistici, tipici e necessari, il consiglio, per chi non abita lontano, è di andare di tanto in tanto al borgo, magari in solitudine. Fare due passi, tra dentro e fuori le mura, e sedersi dove l’istinto suggerisce.

Guardare un po’ e restare in silenzio, eventualmente ad occhi socchiusi ed avvertire su di sé quella magia del non tempo, la bellezza della semplicità, un certo incanto delle sensazioni che per ognuno saranno diverse e piacevolmente proprie. Le antiche mura e le colline sanno essere come un’anziana signora che molto ha vissuto e visto, che osserva e sorride: altri anni passeranno nei calendari e molte cose accadranno. Eppure, tutto rimarrà così, leggendariamente statico e bello. Seduta nel pergolato, guardando le colline con i loro giochi di rimando di forme e colori, ombre e luci, la vecchia signora non avrà alcuna fretta. Berrà un calice alla propria salute e alla magia del tempo sospeso.

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