“La poesia dei giorni pari” con Americo Marconi: “Scirocco” di Eugenio Montale

Scirocco di Eugenio Montale

Pubblicato da Americo Marconi su Sabato 4 aprile 2020

di REDAZIONE –

GROTTAMMARE – Prosegue con successo l’appuntamento su facebook con “La poesia dei giorni pari” a cura del dott. Americo Marconi, nostro prezioso collaboratore. Questa volta Americo ha scelto gli emblematici e bellissimi versi di Eugenio Montale: “Scirocco”. La lirica è tratta dalla raccolta di poesie “Ossi di Seppia” (1925) ed è dedicata ad un’agave, pianta grassa che cresce sulle pareti rocciose a ridosso del mare, nella quale Montale si immedesima. Il quadro che Montale delinea è pieno di angoscia, nonostante l’apparente serenità del paesaggio. In sintesi l’uomo resta attaccato alle poche certezze della vita come l’agave alla roccia. É un’autentica lotta alla sopravvivenza: l’agave cerca di resistere alla siccità, alle mareggiate, ai venti, mentre l’uomo ai dolori della vita e alle sue delusioni connesse ai sogni che faticano a sbocciare. Non resta che la sopravvivenza. Di seguito il video e il testo della poesia decantata in modo eccellente da Americo Marconi.

Scirocco

O rabido ventare di scirocco
che l’arsiccio terreno gialloverde
bruci;
e su nel cielo pieno
di smorte luci
trapassa qualche biocco
di nuvola, e si perde.
Ore perplesse, brividi
d’una vita che fugge
come acqua tra le dita;
inafferrati eventi,
luci – ombre, commoviventi
delle cose malferme della terra;
oh aride ali dell’aria
ora son io
l’agave che s’abbarbica al crepaccio
dello scoglio
e sfugge al mare da le braccia d’alghe
che spalanca ampie gole e abbranca rocce;
e nel fermento
d’ogni essenza, coi miei racchiusi bocci
che non sanno più esplodere oggi sento
la mia immobilità come un tormento.

Eugenio Montale

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