Premio Massimo Cappetti, il Rotary ricorda ogni anno un artista sensibile e cordiale

di REDAZIONE –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  É stata una serata di grandi emozioni quella che, la scorsa settimana, ha visto la giovane studentessa dell’Istituto Alberghiero, Giada Travaglini, ricevere il premio intitolato a Massimo Cappetti. Il riconoscimento, giunto alla sua seconda edizione, è organizzato dal Rotary Club di San Benedetto del Tronto. Il Premio Massimo Cappetti afferma il principio della meritocrazia e riconosce il primato della cultura. Lo ha sottolineato la stessa presidente del Rotary, la dott.ssa Maria Rita Bartolomei, che ha ricordato la figura di Massimo, di cui ha avuto modo di apprezzare la schietta cordialità e la profonda sensibilità. Il fratello Costantino ha ringraziato, commosso, il Rotary Club e l’Istituto Alberghiero e quanti si sono prodigati per la felice riuscita dell’evento dedicato alla memoria di Massimo.

La dirigente dell’Istituto Alberghiero, prof.ssa Manuela Germani, ha elogiato tutto lo staff e gli studenti dell’ Istituto che hanno preparato uno squisito menu ed ha consegnato il premio all’alunna Giada Travaglini, che nello scorso anno scolastico ha conseguito risultati eccellenti e si è distinta per l’impegno assiduo, per le doti comunicative e relazionali e per le competenze professionali e culturali. Dopo l’assegnazione del premio, é intervenuto il prof. Edoardo Vecchiola, che ha evidenziato le qualità umane e la personalità di Massimo, il quale, “uomo dalle grandi passioni, si é affermato, perché sorretto da profonda motivazione, che si é tradotta in alta professionalita”.

Il prof. Vecchiola ha ripercorso con accenti intensi i momenti salienti della vita di Massimo: commovente la riflessione sulla piccola Elisabetta, “la quale, crescendo, cercherà nelle foto il volto del padre e con il potere dell’immaginazione e con gli occhi dell’anima proverà a dare colore alla sua immagine, disegnata dalla voce amorevole e carezzevole della mamma Francesca”. L’intervento del prof. Vecchiola si é concluso con una chiave di lettura della locandina, che riproduceva un’opera di Massimo, di cui si intravvedeva, sovrimpresso, il volto sfumato.

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