I ritratti di Grazia Carminucci: una sognante perfezione

di ENRICA LOGGI –

Ricordo Grazia Carminucci nei primi anni della sua attività di artista, quando Giancarlo Orrù, suo marito, animava il piccolo studio di via Palestro, al centro di San Benedetto. Ricordo i suoi capelli raccolti sulla nuca in una lunga treccia, il suo portamento composto, quasi regale, e il suo modo di dipingere in un’aura di estrema concentrazione. La sua vita di madre di quattro figli ha accompagnato questa pittura, che è rimasta viva ed attuale nel tempo dispiegandosi millimetralmente nei suoi ritratti, che sono i suoi grandi capolavori. Mi raccontava che prima di realizzare un ritratto si rimetteva a una preghiera, e questa la assisteva in opere che restano di incredibile maestria: da una foto che lei aveva a disposizione saltava fuori l’enigma colorato della personalità. Ritratti di infinita accuratezza, di grande perfezione formale, dove scorgi l’animarsi della vita, il segreto per cui da una foto si può ricreare l’armonia e la peculiarità di un volto, dove lo sguardo si concentra nel raffigurare i particolari e donare al dipinto un’anima perfetta. Quelli che captano lo sguardo sono specialmente gli occhi, tratteggiati in una perfezione quasi fiamminga, dove la voce e l’essenza di chi ci appare formano un concerto di colori, ripetutamente ricercati in seno a tutta l’immagine, che si diffonde a tutto campo come invocata, che continua a ripetersi, ad affidarsi alla nostra attenzione come a un comando d’amore.
Ci sono ritratti che sfumano nell’estremamente vero della rappresentazione, sfondi o commenti visivi dove vibrano piccole o grandi forme surreali, citazioni figurative tratte da elementi della natura, come a immergere i volti in un prolungato desiderio di pura fantasia. Non a caso Grazia si ispira alle foto: è un modo intenso di amare, fino in fondo, fino a un ameno delirio dell’immaginazione, a un dono costante che i colori diffondono, acquerelli soprattutto, fino a raggiungere una quasi iperreale verosimiglianza.
Sui volti raffigurati cade sempre un’abbondante luce, per cui sembra che l’immagine emergendo letteralmente dallo sfondo ci rivolga un’estrema parola, un significato nel significante, un dono assoluto che Grazia elargisce a chi le ha affidato una piccola – grande parte del suo cuore.

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