Notre Dame de Paris, un simbolo non muore mai

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di ROSITA SPINOZZI –

Questa mattina Parigi non è più la stessa. Le fiamme partite da un’impalcatura montata intorno alla cattedrale di Notre Dame, eretta oltre 800 anni fa, hanno devastato la celebre costruzione gotica  che va ben oltre l’essere considerata uno dei monumenti più visitati di Parigi. Notre Dame è, infatti, il simbolo più forte della cristianità francese e rappresenta non solo l’identità di un popolo ma anche la magnificenza dell’arte. E, ironia della sorte, è andata a fuoco proprio il pomeriggio del 15 aprile, data in cui si celebra la “Giornata mondiale dell’arte”. L’incendio di Notre Dame è un colpo al cuore ed è stato davvero traumatico vedere ardere impietosamente tanto gotico splendore. Immagini che resteranno per sempre impresse nella memoria. Può forse consolare il fatto che la distruzione della cattedrale non è di origine dolosa, ma “involontaria tramite rogo da impalcatura” e che la struttura  è salva, nonostante siano crollati tetto e guglia. Ma le ferite restano evidenti e le vetrate dei tre magnifici rosoni – due risalenti al 1925 e uno al 1950 – sono state devastate dalle fiamme.

Il presidente francese Macron è fiducioso e dice: «La ricostruiremo insieme». Nel frattempo arrivano messaggi di vicinanza e solidarietà istituzionale da tutto il mondo, il Papa ed i fedeli pregano, il miliardario François-Henri Pinault (per il gossip, marito dell’attrice Salma Hayek) ha annunciato che donerà oltre 100 milioni di euro per la ricostruzione della cattedrale simbolo di Parigi, non mancheranno di certo altre donazioni a riguardo mentre questa mattina è già all’opera un tavolo di lavoro, composto per lo più da architetti, mirato alla definizione dei lavori necessari per far risorgere l’antico splendore della cattedrale, opera dell’architetto neogotico Viollet-le-Duc, che ispirò il celebre romanzo omonimo di Victor Hugo. Una storia intrisa di passione nel quale un gobbo e una zingara trovavano riparo all’interno del luogo sacro dedicato, appunto, a Nostra Signora, alla Madonna.

In sintesi è riduttivo considerare Notre Dame soltanto un patrimonio dell’umanità perché in reatà è la Francia stessa, e le lacrime dei francesi davanti al rogo valgono più di mille parole. Ognuno sentiva di perdere per sempre una parte della propria identità, e anche chi francese non lo è non ha potuto fare a meno di sentire un tuffo al cuore. C’è da aggiungere, però, l’incapacità di gestire bene la ristrutturazione di un monumento di simile portata, perché il rogo è divampato per una sorta di “noncuranza”, chiamiamola così, legata anche all’inadeguatezza dei soccorsi. Senza nulla togliere al meritorio ed incessante lavoro dei vigili del fuoco e di quanti si sono adoperati incessantemente tutta la notte per domare l’incendio, ma il getto d’acqua che abbiamo visto in televisione era davvero poca cosa dinanzi all’entità del fuoco.

Resta il fatto che la struttura è salva, non dimentichiamolo, ed il cuore dei francesi torna a battere all’idea che la cattedrale risorgerà a nuova vita. Perché un simbolo non muore mai. Si possono distruggere cose, ma gli ideali restano. La tragedia di Notre Dame racchiude in sé tante metafore, forse mette anche in discussione l’identità dei francesi e magari ne ripristina l’orgoglio. La Pasqua è vicina e sinceramente preferisco pensare a Notre Dame non come ad una Cattedrale distrutta dal fuoco, ma piuttosto come ad un simbolo in piena Resurrezione. Che torni presto ad essere un baluardo di fede, speranza e bellezza artistica.

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