Il Graffio, un anno dopo. Il meglio deve ancora venire

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di ROSITA SPINOZZI –

Ed eccoci qua, a un anno di distanza da quel piovoso pomeriggio di sabato 16 dicembre 2017, giorno in cui è iniziato ufficialmente il nostro viaggio. Ma Il Graffio, in realtà, nella mia mente è nato molto tempo prima.  Nessun bilancio di fine anno – promesso! – soltanto qualche considerazione per condividere ancora una volta con i lettori l’impegno, la determinazione e soprattutto l’entusiasmo che accompagna me e i miei preziosi collaboratori ai quali non smetterò mai di dire grazie per aver compreso lo spirito di questo progetto, scegliendo di condividerlo da un punto di vista umano e professionale. È stato un anno intenso e al tempo stesso molto complicato, soprattutto dopo la scomparsa di Massimo Consorti, amico e collega insostituibile che ha condiviso con me tutte le fasi più importanti di questa “avventura”, in primis la linea editoriale di certo non convenzionale e della quale andiamo fieri. Il Graffio si rivolge alle persone, ai fatti non solo locali, alle notizie curiose, ha uno sguardo attento alle tendenze e agli stati d’animo del momento, è uno specchio della realtà quotidiana visto attraverso i nostri occhi e non solo, con l’obiettivo di condividerlo con tutti voi. Qualcuno si aspettava di imbattersi tra i meandri di baruffe politiche, cronaca della Samb minuto per minuto, incidenti e catastrofi atmosferiche riportate in tempo reale. E invece no. Anzi sì, lo facciamo, ma in modo trasversale. E non per spocchia, ci mancherebbe, ma soltanto per diversificarci da chi sviluppa già molto bene questi aspetti.

Il 2018 per noi è stato soltanto un punto di partenza: sarà il 2019 a consolidare ulteriormente le nostre scelte e le nostre proposte che, inevitabilmente, hanno subito  variazioni nel corso dell’anno passato pur restando fedeli al desiderio di portare avanti la nostra idea di base, ovvero “una redazione per menti libere”. È stato un anno intenso che, da un punto di vista personale, mi ha messo a dura prova perché trovarsi improvvisamente a portare avanti da sola la parte giornalistica del Graffio non è stato semplice. La tempestiva scomparsa di Massimo è una ferita ancora aperta, e la sua assenza in redazione resta ancora un vuoto incolmabile. Ed è proprio nella difficoltà che sono cresciuta e, facendo tesoro dei suoi insegnamenti, ho avuto ancora una volta la conferma che il mio mestiere è questo e non lo cambierei per nessun altro al mondo.

Con soddisfazione posso ammettere che le nostre rubriche calamitano l’attenzione di molti lettori grazie anche all’impegno di Americo Marconi, Giampietro De Angelis, Raffaella Ciufo, Alceo Lucidi, Eliana Enne, Giuditta Castelli, e alle foto di Umberto Candiani. Resta ancora oggi un gioiello prezioso la rubrica “Sono solo canzonette” curata dall’indimenticato giornalista Paolo de Bernardin, uno dei massimi esperti di musica. Nuova linfa vitale per la web tv che ha preso il via con un professionista doc come Pierdomenico Braccetti,  per poi cedere il passo al giovane Cristian Spinozzi. Tanti i lettori che ci hanno scritto e preziosi i testi pervenuti dalla poetessa Enrica Loggi, Giuseppe Fedeli (Giudice di Pace di Fermo), lo sportivo Vittorio Camacci, il M°Patrizio Paci, Felice Di Maro, Antonino Armata, ed altri ancora.

Infine la Biblioteca del Graffio, dedicata agli autori locali, si è arricchita di nuove pubblicazioni. E il nostro logo – realizzato dall’illustratore e fumettista Angelo Maria Ricci, straordinaria “matita” di Diabolik per la Astorina – ci rappresenta oggi più che mai. Il nostro percorso è ancora lungo e le idee sono tante. Ma noi abbiamo pazienza e la volontà non ci manca. Pertanto, un passo alla volta, riusciremo a dare una connotazione ancora più definita al Graffio. Il meglio deve ancora venire.