Il cammino di Santiago tra storia, leggenda ed esperienza interiore

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Foto di ©Tonino Luciani

di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

É stato un lungo cammino quello che Giacomo il Maggiore, dopo l’ascesa di Gesù, aveva intrapreso fino in Galizia, portando la cultura cristiana nell’antica e fiera terra celtica, nell’ovest più lontano della Spagna. Più tardi negli anni, Giacomo aveva poi lasciato la penisola iberica per fare ritorno in Palestina. La “legenda aurea” narra che il corpo verrà riportato di nuovo tra i boschi della Galizia per esservi seppellito. Secoli dopo, l’eremita Pelagio assiste ad una strana e misteriosa fenomenologia: sul monte Liberon, dove ci sono i ruderi di un antico villaggio celtico, pulsano delle luci che sembrano stelle. Verrà chiamato Campus Stellae.  Il vescovo Teodomiro fa indagare e viene scoperta una tomba di epoca romana con una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”.

Il Campo della stella (Campus Stellae) diverrà Compostela, così si ritiene, tra storia e leggenda.  In quegli  anni, viene fatto costruire un tempio per onorare la tomba del santo apostolo diventando da subito luogo di culto con i primi pellegrinaggi. Due secoli dopo iniziano i lavori dell’attuale cattedrale, consacrata nel 1211. E da allora, il cammino di Santiago di Compostela acquisisce forza e valore fino ai tempi odierni, oltre il semplice pellegrinaggio. Assurge a forza di mito, di qualcosa che travalica i significati comuni. Vi partecipano persone di ogni luogo ed ogni credo. Vi partecipano laici, religiosi ed atei. Tutti con il grande richiamo di una conoscenza più profonda, quella che misura il senso del tempo, della vita e di se stessi. Il tipico saluto “Buen camino!” diventa forza motrice, legame con ogni segno di vita, porta ad alzarsi la mattina dopo aver fatto a piedi decine di chilometri il giorno prima, lasciando alle spalle la stanchezza. Buen camino porta a relazionarsi con semplicità e spontaneità con chiunque si incontri nel percorso, tra i sentieri nei boschi e nei villaggi, nei tipici paesi medievali, nelle trattorie e nelle locande. Buen camino risuona in sé e si va avanti, determinati. La meta, per la maggior parte dei camminatori, sarà quella tomba nella cattedrale, nella grande piazza di Santiago, protetta dalle antiche mura medievali.

Per la maggior parte, dicevamo, ma non per tutti. Recentemente, il nostro amico Tonino Luciani ha compiuto l’intero percorso ed oltre, fino all’oceano. Oltre 900 km in tre settimane e mezzo, con un ritmo vicino ai 40 km giornalieri, superati in più occasioni. Tonino ha una storia di atleta, è stato anche maratoneta e soprattutto è un professionista del Nordic Walking, la tecnica finlandese della camminata con i tipici bastoncini. É abituato a camminare, ma qui i bastoncini non c’entrano, e non conta neanche il curriculum da atleta. Il cammino di Santiago può essere percorso da tutti, nel rispetto dei propri ritmi, e per farlo occorre solo una cosa: la motivazione. Non ci si va per curiosità o per turismo. Si va perché “spinti” da forza interiore, scoprendo che le energie, giorno dopo giorno, anziché esaurirsi si rinnovano, si rigenerano, e questo aumenta lo stimolo dando fiducia.

Tonino, con l’immancabile zaino in spalla, attraversa per intero la Spagna settentrionale, dopo essere partito dalla tappa francese,  passando per Pamplona, Buogos, Le Mesetas, Leon, Pomferrada, Sarria e finalmente Santiago. Ma non è arrivato. Il suo serrato programma di viaggio a piedi prevede una tappa aggiuntiva: Finisterre, dove c’è il cippo del km zero. É lì che finisce il mondo. Così credevano nel Medioevo, il punto estremo oltre il quale solo oceano senza più terre emerse, con i suoi misteri e le sue incognite quando si presumeva fosse piatto il nostro pianeta.
Finisterre era la meta prefissata ma chi è abituato a camminare scopre che non c’è più una meta se non il cammino stesso. É nel cammino che tutto è possibile. Nella sua lentezza, nel contatto intimo con la natura, nella facilità di sentirsi vicino ad ogni altro camminatore, seppur sconosciuto, condividendo un pasto o un riparo per la notte. Così, dopo aver fatto ben più di ottocento chilometri, dopo aver a lungo osservato l’orizzonte lontano dell’oceano, Tonino ne aggiunge altri trenta per godersi un bel tramonto a Muxia, a nord di Finisterre. Il ritorno può attendere. Meglio godersi il sole su quelle splendide spiagge e lasciare fluire in sé tutta la bellezza ricca di umanità di una esperienza unica e indimenticabile.

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