Mago Kiko e il Merlino che è in noi

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di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

Ci sono alchimie che funzionano, che fanno felici i bambini e rendono tali chi bimbo non lo è più. Parliamo della manifestazione di Sant’Elpidio a Mare del 1 luglio dove, oltre ad una serie di iniziative tra giochi e stand gastronomici, c’erano le esibizioni serali di Mago Cristian, Mago Alex e Mago Kiko. Parlare di giochi di prestigio è riduttivo. Non spiegherebbero quell’atmosfera di attesa, di curiosità, quel “sentore” di cose senza tempo e senza età. Lo sappiamo, dietro ogni spettacolo riuscito e ben confezionato c’è un duro lavoro, ricerca, preparazione, allenamento. Ma quale bambino penserebbe mai a tutto questo? La sacralità di Mago Merlino è indiscussa. Il potere della bacchetta magica è reale ed ogni erede di Merlino non può essere da meno. E non è forse così anche per un genitore? Quale giovane adulto, pur sapendo che il trucco è scuola e che la bravura è data dall’esercizio costante, non spera che in fondo ci sia qualcosa che vada oltre?

E così, a Sant’Elpidio a Mare è già uno spettacolo vedere tanti bambini seduti dappertutto, sulle seggiole, sulle ginocchia di papà, a terra. Bambini che non si distraggono, occhi fissi sul palco, pronti all’applauso, ma soprattutto pronti a stupirsi, a fare il pieno di “Oh!”. Ormai è notte e questo aumenta quel fascino discreto di ciò che somiglia ad una sospensione del tempo, al sogno che diventa reale. I maghi si susseguono, ognuno con le sue originali rivisitazioni della prestigiazione, ognuno attento a mantenere pathos ed allegria, a divertire divertendosi, rendendo semplice quello che potrebbe sembrare difficile.

É il momento di Francesco Pazzi, in arte e per tutti i bimbi è Mago Kiko. Con padronanza scenica, con l’eleganza dei movimenti, Francesco supera lo stereotipo del coniglio dal cilindro, che comunque non disdegna, in altre occasioni, perché certe simbologie non s’abbandonano, fanno parte della “scuola”, sono la sintesi del mestiere. Ma il biglietto da visita è nel nuovo, nell’invenzione, nello stupore dell’inatteso. Ed eccole, dal nulla emergono con un soffio le bolle di sapone, si susseguono veloci, crescono, prendono forma, ingigantiscono, superano le dimensioni umane, volteggiano, corrono incontro allo sguardo incantato dei bambini, alle voci delle loro mamme “arriva arriva, prendila”.

Vorremmo essere nella fantasia di questi bimbi. Il loro guizzo mentale li avrà già portati sul palco che in quelle bolle vorrebbero entrare e sollevarsi dal suolo. Vorranno sapere dal mago come fa a fare certi prodigi, chiederanno poi al papà che potrebbero provare anche loro. E poi… beh, non c’è fine alla rincorsa del desiderio e della curiosità. Ma il mago va avanti. Altre bolle, tante e diverse per forma e caratteristiche. Bolle che si lasciano accarezzare o che diventano fiamma. Bolle luminose che con una rapida giravolta liberano infinite sfere acquose minori che volteggiano tutt’intorno tra le grida eccitate e gli applausi di piccoli e adulti. Kiko ringrazia e saluta. Ha già in serbo altre magie. Altre sorprese per un mito senza fine.  E un obiettivo preciso: rendere felici altri bambini e spensierati i loro accompagnatori.

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