La Bicicletta, il grande amore della mia vita

686

di GINO BARTALI –

(Dal ricordo di un grande campione l’invito ai giovani a vivere pienamente le emozioni e a godere della natura, pedalando…. Era il 1992 quando Gino Bartali inviò questo manoscritto alla redazione del periodico Helios, diretto dalla sociologa Giuditta Castelli che, generosamente, ha condiviso con Il Graffio questo prezioso ricordo.)

La bicicletta è stata la grande speranza della mia vita. Fin da piccolo guardavo quella del babbo che gli serviva per andare ogni giorno a lavorare. Abitavamo appena fuori città, a Ponte a Ema (piccolo centro toscano, ndr). C’era allora il tram, ma la mattina e la sera, per tanti operai che lo prendevano, era un problema andare e tornare dal lavoro in città tutti alla stessa ora. Allora, la bicicletta, per chi la poteva avere, era una grande fortuna: sempre al tuo fianco, sempre pronta ad ogni tuo bisogno. Insomma, era l’oggetto di moda, caro e affettuoso per ogni persona. Oltre ad essere utile per il lavoro, serviva per conoscere l’ambiente dove si viveva, gli altri paesi e la bella campagna per otto mesi verde e fiorita con tanto profumo di vita, che oggi esiste ancora e, in tanti posti, bella come prima.

Com’è facile amare la bicicletta per coloro che amano il bello e la natura! Questo richiamo misterioso lo hanno sentito da diversi anni, dal 1957, i nostalgici del ciclismo amatoriale internazionale. Ogni domenica pedalando, centinaia e centinaia di persone di tutte le età e di ogni ceto, ricchi e poveri. Anche ex corridori famosi che hanno vinto tante corse ciclistiche in Italia e all’estero e hanno cessato il professionismo, nonostante le tante fatiche fatte, amano ancora questa attività.

La bicicletta! Amica bella o brutta ma sempre più esigente che ti impone un impegno così preciso e attraente che quando cominci non la lasci più fino a cento anni. Conosco tante persone di novant’anni che adorano ancora questa amica non solo come mezzo per andare da un posto all’altro, ma utile soprattutto per il fisico che ha bisogno di movimento, per malati e per sani.

Essa ti chiede una sola cosa in cambio: pulirla, curarla, lubrificarla. Ti fa tanti piaceri, fagliene uno anche tu: voglile un pò di bene. Per me è stata l’amica più cara. Già da ragazzo, quando andavo a fare il meccanico e tenevo a posto tutte quelle vecchie biciclette lasciate dagli operai che venivano dalla campagna a lavorare a Firenze e le riprendevano alla sera. Quelle erano biciclette trattate proprio male. Chi faceva venti chilometri e più la mattina, svegliandosi alle cinque per essere al lavoro alle otto e tornava a casa solo a tarda sera, come poteva averne cura?

Ma per tutto il giorno ci pensavamo io ed il mio principale. Io poi a quelle biciclette volevo ancora più bene, mi facevano pena e fu proprio lì che mi innamorai della biciletta anche se ancora non ne possedevo una. E fu la mia fortuna amare la bicicletta perché qualche tempo dopo, dovendo frequentare la sesta elementare in Piazza Santa CRoce, al centro di Firenze, il babbo, per risparmiare  i soldi del tram, decise di comprarmi una vecchia bicicletta. Fu per me il più bel regalo della mia vita. Avevo tredici anni.

É una cosa meravigliosa andare in bicicletta per le campagne; forma il fisico e porta salute e felicità. Ecco perché consiglio le mamme a far fare tanto uso della bicicletta ai propri figli, piccoli e grandi. Tanto uso come divertimento e come sport educativo. A me poi la bicicletta ha dato tutto, ha fatto della mia vita la più bella del mondo. Basta leggere: “La leggenda di Bartali” (edito da Ponte alle Grazie di Firenze), per sapere che è vero quello che dico.

Ho fatto in bicicletta circa 600 mila km ed ho sofferto tanto freddo, pioggia e tempeste di neve sui passi dolomitici e sulle Alpi; tanto caldo sotto il sole, strade roventi che facevano lacrimare gli occhi. Era il ciclismo di altri tempi con tappe anche di 300 e passa km sulle strade “eroiche” di allora. I “poeti” raccontavano le nostre gesta con poesie e canzoni immaginarie perché sui passi, solo i pastori potevano vedere i girini passare. Ho fatto tante cadute  e ho sofferto anche atrocemente ma non sono pentito. Se fossi giovane lo rifarei ancora. Ecco perchè vi dico con piacere e con tanta simpatia: “Ragazzi, andate in biclicletta”.

Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000)