di ROSITA SPINOZZI –
Il fotografo di Porto d’Ascoli conquista prestigiosi riconoscimenti raccontando tradizioni, luoghi e storie autentiche del territorio. Dai riti del Carnevale di Offida al Mercato Ittico di San Benedetto: i reportage premiati che portano le Marche sulla scena internazionale –
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Una foto è come un diamante. È per sempre». Non è soltanto il motto di Luca Cameli, ma la chiave di lettura di un’intera ricerca fotografica. In una frase è racchiusa la sua idea di fotografia: custodire ciò che il tempo rischia di cancellare, trasformando un istante in memoria, un gesto in racconto, una tradizione in patrimonio condiviso. Nato a San Benedetto del Tronto il 19 dicembre 1976 e residente da sempre a Porto d’Ascoli, Cameli coltiva da anni una profonda passione per la fotografia, maturata frequentando gli ambienti artistici del territorio. Dal 2008 ha scelto di dedicarsi con convinzione a questa forma espressiva, trovando nel reportage il linguaggio più autentico per raccontare persone, luoghi e tradizioni. La sua fotografia rifugge l’artificio: predilige la naturalezza, convinto che uno scatto acquisti valore quando riesce a cogliere l’essenza irripetibile di un momento.
Una filosofia che ha trovato importanti conferme anche sulla scena internazionale. Nel 2025, Cameli ha conquistato due primi premi ai Phi Photography Awards: nella categoria Lifestyle – Editorial Photography con il reportage dedicato al Carnevale Storico di Offida – Bove Finto/Vlurd, una delle manifestazioni popolari più antiche e suggestive delle Marche, dove il rito del finto bue e la spettacolare processione serale dei Vlurd, fasci di canne infuocati portati a spalla dai figuranti in maschera, restituiscono tutta la forza della tradizione e della partecipazione collettiva.
Sempre ai Phi Photography Awards 2025 ha ottenuto il primo posto nella categoria Lifestyle – People Photography con “Il mercato e la memoria”, reportage dedicato allo storico Mercato Ittico di San Benedetto del Tronto, luogo simbolo della città marinara. Attraverso le sue immagini, Cameli racconta non soltanto il lavoro quotidiano dei pescatori e dei commercianti, ma anche la memoria personale legata a un luogo vissuto fin dall’infanzia, fatto di voci, odori e gesti che appartengono all’identità sambenedettese.
Nello stesso concorso ha ricevuto inoltre il secondo premio nella categoria Photojournalism – Editorial Photography con “Cavallo di Fuoco di Ripatransone”, reportage dedicato alla celebre rievocazione storica dell’Ottava di Pasqua, uno spettacolo pirotecnico unico nel suo genere che ogni anno richiama migliaia di persone e trasforma le vie del borgo in un palcoscenico di luci, colori ed emozioni.
Il percorso di riconoscimenti è proseguito con il terzo premio nella categoria Cityscape – Fine Art Photography per “Luci di Trieste”, progetto di fotografia urbana che racconta atmosfere, architetture e suggestioni della città attraverso il dialogo tra luce naturale e illuminazione notturna, e con una Honorable Mention nella categoria People Photography per “Styling Hair & Outfit by Bora”, una serie di immagini realizzate tra le strade di Trieste che raccontano il rapporto quotidiano dei cittadini con la celebre bora, vento identitario del capoluogo giuliano.
Nel 2026 il lavoro di Luca Cameli ha ottenuto una ulteriore soddisfazione internazionale con la selezione di quattro reportage nel Riconoscimento d’Eccellenza nel Fotogiornalismo del Photo Journalism Prize 2026. Tra questi figurano ancora il Carnevale Storico di Offida, raccontato attraverso i riti del Bove Finto e dei Vlurd, il Cavallo di Fuoco di Ripatransone e “Per non dimenticare: Terremoto Centro Italia 2016”, progetto di forte valore civile dedicato al sisma che nel 2016 colpì il cuore dell’Italia centrale e che la fotografia di Cameli trasforma in testimonianza e memoria.
Ciò che rende riconoscibile il lavoro di Luca Cameli è la capacità di andare oltre il semplice documento visivo. Le sue fotografie non si limitano a descrivere un evento: ne restituiscono l’atmosfera, l’identità e il significato umano. Dalle tradizioni popolari marchigiane ai luoghi della memoria, dai mercati alle città, ogni immagine nasce dall’osservazione paziente e dalla volontà di raccontare storie vere. I premi ricevuti rappresentano certamente un traguardo importante, ma soprattutto confermano il valore di uno sguardo che continua a raccontare il territorio con autenticità, trasformando la fotografia in uno strumento di memoria, cultura e narrazione. Perché, come ricorda il suo stesso motto, uno scatto capace di emozionare davvero è destinato a durare nel tempo, proprio come un diamante.
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