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mercoledì, Gennaio 21, 2026
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Alla riscoperta dei borghi teramani camminando nella natura

di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

Ci sono archetipi comportamentali che sono un fondamento dell’umanità. Il cammino, a mio avviso, è uno di questi. Non il semplice camminare, per intenderci, ma il “Cammino”, quell’andare che è esplorazione, conoscenza, misura di sé e delle cose, interazione dinamica, meditazione in movimento. È l’Essere, tanto caro a Erich Fromm, ed è forse l’espressione più alta dell’esistenza perché camminando si riavvolgono e si srotolano tante bobine interiori, quegli angoli della memoria che richiedono luce, quello spazio di coscienza che necessita di nuovi elementi. A queste cose probabilmente non si pensa quando si partecipa ad un percorso di trekking di alcuni giorni, ma va da sé che emergono spontanee. Ce se ne rende conto in quella magia del passo dopo passo, tra prati e colline, su sentieri predisposti e nei viottoli improvvisati, sotto il sole e nel piacere dell’ombra salvifica di alberi possenti, scoprendo che le proprie risorse sono ben più alte di quelle che si immaginavano, andando incontro alle emozioni più sincere, restituendo nobiltà e valore a gesti semplici e vitali.

Questa lunga premessa è collegata alla bellissima esperienza di cammino appena conclusa, il trekking di quattro giorni dedicato al territorio e ai borghi del teramano, con la guida esperta di Tonino Luciani, istruttore di Nordic Walking (Dinamica Mente Nordic Walking) e guida ambientale escursionistica di Dinamica Mente Outdoor. Tra gli scopi, quello di rendere un simbolico omaggio ad un luogo dalle infinite sfaccettature, da quelle paesaggistiche, con le sue vette montane tra le più amate degli Appennini nell’orizzonte di magnifiche campagne, a quelle urbane dei borghi pieni di storia e tradizioni e con persone che ancora conoscono il linguaggio dell’accoglienza e della genuinità.

Il primo giorno del percorso a piedi, coincidente con il primo maggio, era da Giulianova a Nereto, passando per Sant’Omero. Con i nostri immancabili bastoncini del Nordic Walking, partendo da un’area vicino alla stazione di Giulianova, abbiamo dapprima raggiunto il borgo antico, Giulianova Alta, con i suoi vicoli intatti, il centro storico, il magnifico belvedere sul lido e sul mare Adriatico. Non poteva mancare la visita all’antico Duomo di San Flaviano, con la sua architettura tipicamente rinascimentale, riconosciuto come monumento nazionale già dal 1902. San Flaviano fu arcivescovo di Costantinopoli ed è il santo Patrono della cittadina giuliese. Una visita di grande suggestione è stata poi quella al Santuario della Madonna dello Splendore, con la sua iconica fontana e i giardini curatissimi.

Attraversando i piccoli borghi di Montone e Poggio Morello, abbiamo raggiunto il bel territorio di Sant’Omero dove abbiamo visitato un antico frantoio risalente al 1830, dove tutto è ancora come allora, a testimonianza di un modo di concepire la vita agricola, il valore dell’olio, la sacralità della vita. L’ultima tappa del giorno, prima di arrivare a destinazione, è stata la visita alla chiesa Santa Maria a Vico, di elevato interesse culturale, identificata dalla storico Francesco Savini come il più antico monumento abruzzese e tale da ricevere nel 2011 il bollino di Meraviglia Italiana. Infine Nereto, la sua accoglienza, la gastronomia, il meritato riposo, dopo circa 22 Km di cammino.

La meta del secondo giorno, partendo da Nereto, era Civitella del Tronto, attraversando la valle del Salinello e affrontando sentieri in salita che hanno fatto dimenticare la fatica con la loro bellezza a tratti selvaggia, i loro scorci, la vista delle cime montuose, il cielo terso, i profumi delle numerose ginestre fiorite. Un borgo per antonomasia, quello di Civitella, realmente mitico con la sua storia millenaria e famoso per essere stato, con la sua fortezza borbonica ritenuta inespugnabile, l’ultimo baluardo di resistenza alle truppe piemontesi nel 1861. La resa avvenne tre giorni dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. La Fortezza di Civitella del Tronto è la seconda in Europa per dimensione.

Storia a parte – e le testimonianze sono davvero tante, come il cippo di confine tra l’allora Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie – quello che merita considerazione è la vastità del panorama a 360 gradi, dall’Adriatico alla catena montuosa degli Appennini, volando sulle immense vallate. Nel terzo giorno, scendendo da Civitella del Tronto, abbiamo raggiunto Campli, dopo una sosta all’imponente Necropoli di Campovalano. Abbiamo visitato il Museo Archeologico, per conoscere da vicino, attraverso i numerosi reperti molto ben conservati, la civiltà preromana dei Petruzi. Nella cittadina camplese abbiamo dedicato una particolare attenzione al Santuario della Scala Santa, con i suoi 28 gradini realizzati in legno d’ulivo da percorrere in ginocchio per ottenere l’indulgenza. Il Santuario è riccamente decorato, con un portale cinquecentesco di notevole fattura. L’intero soffitto è affrescato, al punto che lo sguardo è letteralmente assorbito dalle pitture. C’è un fortissimo sentore di spiritualità e spirito di preghiera percepibili anche da chi non è praticante, come se le migliaia di persone che nei secoli hanno visitato il luogo avessero lasciato in sospensione una loro traccia di fede e speranza.

Nel quarto giorno, l’ultimo del trekking, abbiamo raggiunto Teramo, partendo da Campli e attraversando in parte il bel parco fluviale a ridosso del centro storico della città. Una passeggiata in centro, uno sguardo fugace al Duomo e poi in stazione. L’ora del rientro è già arrivata. Si torna a Giulianova, per raggiungere le proprie auto, chiudendo idealmente il percorso. L’ultima considerazione riguarda il clima che in queste esperienze si crea tra i camminatori. Che ci si conosca già o no, i viandanti uniscono idealmente i destini, mettono in comunione, istintivamente, l’essenza di ciò che sono. Non è una dinamica razionale, è emozionale, sentimentale. Normalmente, spontaneamente, si lasciano da parte gli abiti simbolici che tutti, in un modo o in un altro, indossano nei ruoli che si ha nella vita sociale. Ecco, è forse questa la magia più bella, il “dono” del camminatore. È una grazia che si impara ad accogliere ed accudire, in un certo senso a custodire, in attesa di un nuovo percorso, un nuovo viaggio di vita. Buon cammino.

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