Il lupo cattivo oggi si chiama TikTok

di TONINO ARMATA –

Riceviamo e pubblichiamo da Tonino Armata, Coordinatore dell’Osservatorio permanente dell’infanzia e adolescenza del Comune di San Benedetto del Tronto –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo la morte della bambina di Palermo, l’Autorità vieta al social di usare i “dati di utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”. Di fatto uno stop totale perché la piattaforma non può verificarli.

Il lupo cattivo abita in una foresta di musica e balletti, sorrisi e giochi innocenti. O forse no. Il lupo cattivo, oggi, si chiama TikTok: il social network degli adolescenti, ma anche dei bambini, che lo frequentano anche senza averne il diritto – cioè l’età minima di 13 anni prevista per legge e per regolamento – perché in fondo lo fanno tutti e cosa ci sarà di male. I nostri figli hanno un rapporto precoce con la tecnologia e la rete. Gli mettiamo in mano lo smartphone quando a malapena sanno leggere e scrivere, in fondo è un modo per tenerli buoni quando si annoiano al ristorante o durante un viaggio in treno. Permettiamo che guardino video su youtube, giochino a Fortnite sulla Switch, oppure ad Among Us, l’ultima passione dei ragazzini di mezzo mondo.

Poi prima ancora che finiscano le scuole elementari li dotiamo di telefono e whatsapp, così possiamo tenerli d’occhio e non li facciamo sentire isolati dal gruppo che si scambia vocali e stickers nella chat di classe. E poi gli apriamo il profilo su TikTok, magari tenendolo privato, così possiamo controllare chi chiede l’amicizia, senza impedire loro di seguire le loro star preferite, teenager da milioni di follower. Poi un giorno accade una tragedia, una delle nostre creature muore per aver superato il limite tra il gioco e il dramma. E si prova a correre ai ripari. Intendiamoci, il Garante della privacy che prova a bloccare TikTok ha il diritto dovere di agire nei confronti di una piattaforma (cinese) che non rispetta gli standard minimi di protezione dei dati degli utenti, pur avendo a che fare con dei giovanissimi.

Ma siamo sicuri che questo basti a salvare i nostri figli? Nessuno restituirà la piccola Antonella alla sua famiglia e ai compagni di scuola, ai quali la maestra Loredana ha dovuto spiegare il motivo di una tragedia più grande di loro, cercando nello stesso tempo di rassicurarli e di metterli in guardia dai pericoli che la rete nasconde, per i grandi e per i piccoli. Ma non è prendendosela con la tecnologia che potremo scaricarci la coscienza di addetti ai lavori. Un genitore lascerebbe mai un bambino attraversare la strada da solo a 10 anni?. Ecco, chiediamoci chi ha davvero paura di TikTok.

I garanti europei mettono sotto accusa tiktok: “tuteliamo i bambini”
Non sappiamo cosa fa la Cina con i dati di chi ha fra 10 e 15 anni. Nasce una task force per controllare l’app che ha conquistato i giovanissimi e adesso preoccupa i governi per le poche garanzie.

Adesso che TikTok fa paura, i Garanti della privacy di tutta Europa reagiscono istituendo una task force collettiva: l’unione fa la forza e lui, il gigante dei social che piace ai ragazzini e spaventa i genitori, di forza ne ha moltissima. Se non l’avete mai sentito nominare non preoccupatevi: vuol dire che siete adulti e non avete figli. Ma i ragazzini, adolescenti e soprattutto preadolescenti, lo adorano e ci trascorrono ore. Ridacchiano tra loro scambiandosi video parodie incomprensibili ai boomer (se non sapete cosa sia, vale la regola di prima: chiamano così i figli del baby boom, per sfotterli.

La presa in giro è nata proprio su Tik-Tok …); si bombardano di meme che fanno il giro del mondo creando piccole grandi star; pubblicano video auto prodotti con scenette buffe di vita quotidiana. È il loro Facebook, il loro piccolo mondo esclusivo che però non è né piccolo né esclusivo, ed ecco perché fa paura. Per di più è cinese; e cinesi sono le regole del gioco e le garanzie di tutela dei dati che i bambini italiani, appena entrati nel mondo del web, affidano alla loro App preferita.

L’età minima per iscriversi è 13 anni, ma sono auto dichiarati all’iscrizione. Non c’è nessun controllo, ma questo vale per tutti i social. Una porta aperta a chiunque, e la presenza di un’infinità di bambini è terra di conquista per i lupi della rete. In Francia alcuni tiktokers con maree di seguaci hanno sfruttato la loro fama per farsi spedire foto intime. Ne è nata # Balancetontiktoker, una campagna in stile Metoo lanciata dalla Segretaria di Stato, Marléne Schiappa, «sotto choc per le testimonianze di abusi, ricatti e violenze sessuali: dobbiamo prendere misure drastiche!». I primi a intervenire sono stati proprio i Garanti: l’Edpb, l’ente che riunisce tutte le Autorità della privacy europee, ha annunciato all’Europarlamento l’istituzione di una task force che «al di là di possibili inchieste interne nei paesi membri» possa «coordinare meglio potenziali azioni» e indagare in modo «più ampio sul modo in cui TikTok opera in Europa».

La paura è nata perché è la prima applicazione non occidentale a essere amata dagli occidentali, e perché intercetta un pubblico molto giovane con il timore che i ragazzini diano il consenso a usare i loro dati personali. Un problema che in realtà riguarda tutti i social. In questo periodo di tensioni internazionali TikTok ha preso un manager dalla Disney come capo della sede Usa, e ha assunto un centinaio di ingegneri nella Silicon Valley per creare un network occidentale percepito come diverso da quello cinese». Funzionerà? «TikTok è pericoloso, con più 800 milioni di utenti fatica a controllare i contenuti.

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