“Storie di piazze e di cortili piceni”, le tradizioni popolari nel nuovo libro di Teodorico Compagnoni

di ROSITA SPINOZZI –

ACQUAVIVA PICENA – L’associazione “Il volo della fenice” è lieta di invitare i lettori alla presentazione libro “Storie di piazze e di cortili piceni” di Teodorico Compagnoni, che avrà luogo, sabato 31 agosto alle ore 17.30, presso l’Auditorium Banca del Piceno (via Boreale) ad Acquaviva. Ad introdurre l’incontro sarà Ettore Picardi. In altre parole ci sono tutti gli elementi giusti per far sì che questo sia un incontro permeato da un alto valore culturale, a partire dagli illustri nomi dell’autore e di chi lo accompagnerà in questo incontro, per arrivare all’importanza di tramandare la storia del nostro territorio alle generazioni future. Una “missione” alla quale il prof.Compagnoni, sia per deformazione professionale che per autentico amore nei confronti della sua terra, assolve con un piglio letterario decisamente godibile e in grado di affascinare lettori di ogni età. Il libro racconta la storia delle tradizioni popolari del Piceno ma, tiene a precisare l’autore, non “vuole essere un trattato o una summa, bensì una paziente raccolta di una parte delle tradizioni della nostra gente, spesso tramandate oralmente”.

E le parole, si sa, le porta via il vento, mentre ciò che è scritto resta e resiste nel tempo. Ed è così che Compagnoni ha svolto un certosino lavoro di ricerca per raccogliere testimonianze sulla nostra cultura che lo hanno portato – in bilico fra tradizioni, superstizioni e credenze – a farci dono di uno spaccato culturale alla base del quale emerge la bontà e l’aspetto più semplice della gente Picena. Ma il Piceno nel libro, però, è inteso non in termini strettamente geografici, ma come quinta regio romana ai tempi di Augusto che, come tale, si estendeva dal Pescarese all’Esino, partendo dall’Abruzzo, Ascolano, Fermano, Maceratese per arrivare fino all’Umbria. Un lavoro di ricerca, dunque, in cui il prof.Compagnoni è stato etnografo, etnologo, antopologo e al quale va soprattutto il merito di avere “fermato nel tempo” testimonianze orali, la maggior parte delle quali inedite, che altrimenti sarebbero andate perdute.

Tra queste ricordiamo una litania del teramano che le donne abruzzesi erano solite fare la sera del Giovedì Santo: si tratta di una nenia introvabile riferita a Compagnoni da Maria, una simpatica una vecchietta centenaria che ora non è più fra noi. Parole preziose che, unite ad altri riti preconciliari, sarebbe stato un vero peccato se fossero andate perdute. Ed ecco che sfogliando le pagine del libro, la nostra memoria storica viene stimolata dalle tradizioni inerenti San Martino, Sant’Antonio e lu vecchiò, la Candelora, le Ceneri, le Crocchie, il Cavallo di Fuoco, il Corpus Domini, le Rogazioni, i Mazzamurelli, il Lupo Mannaro, il mondo delle streghe, lu Scartozzà e molto altro ancora.

Chicca finale, le “Perle di saggezza popolare”, ovvero i proverbi. Un’appendice davvero molto gradita perché i proverbi, come dice giustamente Compagnoni “sono il sapere del popolo tramandato nel tempo, linfa che proviene dalle radici che non gelano e resistono agli insulti della globalizzazione”. Perle luminose di una lunga collana che rievocano superstizioni, ansie, paure, morale, leggi non scritte, attività svolte dagli uomini. Pertanto ha proprio ragione Ettore Picardi quando, nella sua bellissima introduzione al libro di Compagnoni, sostiene che, in generale, “quelle tradizioni riuscivano a confortare e riempire la vita perché, il più delle volte, erano la produzione popolare di occasioni e momenti memorabili”. In sintesi “non oppio dei popoli, ma un piccolo nettare per addolcire stagioni in sé faticose ed amare”.

Ben vengano, dunque, libri come “Storie di piazze e di cortili piceni”. Nell’avvincente pubblicazione di Teodorico Compagnoni si evince tutto l’amore che nutre per il proprio territorio e per le sue radici. Nato ad Acquaviva Picena nel 1954, dove tuttora vive, il prof.Compagnini insegna antropologia culturale, storia delle tradizioni popolari e storia delle religioni. Ci conosciamo e stimiamo da anni – una stima ovviamente estesa anche al poliedrico Ettore Picardi – e quando gli ho chiesto tracce di un suo breve curriculum, Teodorico non si è perso in lunghi giri di parole, ma ha semplicemente detto “vagamondo per studi e diletto, coltivo e salvaguardo un sogno bucolico”. E credetemi, onore al merito, è proprio così.

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