“Piceno d’Autore”, Paolo Crepet apre la decima edizione della rassegna

di ALCEO LUCIDI –

MONTEPRANDONE – Si è aperta ufficialmente lunedì 1 luglio  la rassegna letteraria “Piceno d’autore”, giunta alla sua decima edizione, le cui ultime tre impiantate a Monteprandone. Una formula organizzativa collaudata quella orchestrata tra  “I Luoghi della Scrittura” – presieduta dall’instancabile Mimmo Minuto – e l’Amministrazione comunale. Primo ospite, lo psichiatra, educatore e prolifico saggista Paolo Crepet. Il professore nel suo discorso, svolto di fronte ad una Piazza dell’Aquila gremitissima in ogni ordine di posto, con circa 800 persone all’ascolto, si è ricondotto al tema portante dell’edizione 2019: la comunicazione, declinata nei suoi vari aspetti ed espressioni: relazionale intrapsichica, istituzional-politica e mass-mediatica.

La rassegna intrattiene fitti rapporti con alcuni dei maggiori esponenti culturali ed intellettuali italiani in ragione, soprattutto, della prima parte monografica. Anche quest’anno non farà eccezione con, assieme a Crepet, Sergio Rizzo (11 luglio), Ferruccio De Bortoli (15 luglio) e Francesco Giorgino (22 luglio) a dare lustro alla manifestazione. La seconda parte darà, come di consueto, spazio al mondo editoriale con l’assegnazione del Premio Nazionale Editor 2019 a Sergio Rizzo, editor narrativa italiana De Agostini Pianeta e il riconoscimento alla casa editrice Bollati Boringhieri nella persona di Michelle Luzzatto (direttore editoriale).

Prendendo spunto dal suo penultimo libro (Passione, Mondadori), incalzato dal moderatore della serata, Simone Incicco, componente del Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti e redattore dell’”Ancora”, Crepet parla in maniera esplicita, diretta, a tratti forte e decisa, della mancanza di passione in un società ammorbata dal quietismo e l’abitudine. «L’elogio della passione, come motore di creatività, ingegno, incubatore dell’intelligenza che parte dal dubbio è un antidoto – esordisce Paolo Crepet – contro la piattezza, il vuoto (di passioni), il facile conformismo, il disarmante edonismo dei tempi correnti». Una parola “saggia, nobile che ha prodotto grandi cose”, in grado di muovere il progresso di intere civiltà (si veda quelle classiche), senza la quale l’uomo difficilmente riuscirebbe a vivere in maniera compiuta e non eterodiretta, così come vorrebbero i poteri forti, gli artefici del pensiero unico.

La grande distinzione – il fulcro della questione – è, per riprendere un grande teologo del Novecento, il cardinale Carlo Maria Martini, tra chi pensa e chi non pensa e, di riflesso, secondo Crepet, tra chi è capace di inquietudine (perché animato da progetti e visioni) e chi è solo in grado di inquietare. La passione mossa da un sano spirito critico deve andare incontro ai cambiamenti e risospingere le vele dell’esistenza, come barche in mezzo al mare confrontate all’impeto dei venti, ai fragori delle tempeste. Perché la vita è tempesta, sfida, difficoltà, capacità di ascolto, senso del sacrificio, impresa. Tutte doti, in base al ragionamento del prof. Crepet, che stentano ad affermarsi nei giovani (soprattutto italiani, se confrontati con lo spirito di iniziativa dei coetanei europei), proprio perché abituati a volere tutto senza contropartita, senza sforzo di volontà, senza mettersi in gioco.

Si torna allora, inevitabilmente, all’esempio dei padri che non sono “capitani”, che non danno il buon esempio, che non fanno il bene dei figli stimolandoli a superare gli ostacoli ma assecondandone le bizze, i desideri malsani instillati nei giovani dalla società del lucro, del profitto facile, del commercio ad ogni costo e prima di ogni cosa. Quanto lontani, al contrario, i padri di un tempo, autorevoli, tenaci, in grado di preoccuparsi realmente dei figli stabilendo poche ma ferree regole di condotta e di vita.

Crepet chiude con almeno due spunti interessanti che lasciano un segno su un auditorio bisogno di sentirsi sferzare con parole vere, autentiche, da padre prima ancora che da medico. Primo: dove è finita la dissidenza, la ribellione all’ovvio, al torpore delle menti, alla sclerotizzazione della comunicazione intergenerazionale bloccata. Crepet si chiede il motivo per il quale si inibisce ai giovani la speranza di osare, di sperimentare, di essere ambiziosi e, quindi, di trovare una loro via per la felicità. Secondo: dove sono finiti, e non da ultimi, i modelli, gli esempi di vita di coloro che i giovani dovrebbero seguire ed ascoltare. Come, per esempio, l’amico chef marchigiano di Crepet che, partito solitario, senza alcuna conoscenza dell’arte culinaria, per Barcellona ad incontrare il migliore cuoco del mondo, mettendosi al suo servizio ed iniziando a pulire le cappe del ristorante, diventa il primo chef italiano con stella Michelin. «Dobbiamo ripartire dal principio passione per operare svolte e cambiare il mondo. Insegniamolo – s’infervora Crepet – ai più giovani, prima che sia troppo tardi».

Ricordiamo che il festival letterario è organizzato dal Comune di Monteprandone, dall’associazione “I Luoghi della Scrittura”, dalla libreria “La Bibliofila”, con il patrocinio e il contributo di Regione Marche e Bacino Imbrifero del Tronto, con il patrocinio della Provincia di Ascoli Piceno, dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche dell’Associazione librai italiani (Ali), con il sostegno delle aziende private GLS-Picena Express, Teknonet, Genny, Teng Arredamenti, Inim Electronics, Farmacia Comunale Monteprandone, Tmt, Ediltres, Giobbi srl che hanno aderito all’ArtBonus, un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo.

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